“Popolo & Repubblica in Pericolo” (POL)

Mi sembra che “Popolo & Repubblica in Pericolo” (POL) sia di attualità anche se scritto nel 2003 -

Politica OnLine Forum (http://www.politicaonline.net/forum/index.php) - Repubblicanesimo (http://www.politicaonline.net/forum/forumdisplay.php?forumid=46) – Popolo e Repubblica in pericolo, Global Governance e Democrazia-Liberta' Repubblicana (http://www.politicaonline.net/forum/showthread.php?threadid=52342) Posted by david777 on 29-04-2003 01:42: Caro Presidente Ciampi (documento elaborato con software privo di dizionario italiano ed in revisione)

Carissimo ed Eccellentissimo Presidente della Repubblica Massimo Azeglio CiampiCorsivo

Penso che l'Italia sia in una tale condizione di crisi e pericolo che l'intervento dell'Europa ed altri organi internazionali sia necessario per facilitare la garanzia di una soluzione oggettiva ed indipendente (senza accuse e prosecuzioni?) delle gravi questioni inerenti ai “processi” in corso, al conflitto d'interesse, alle urgenti leggi antitrust, ai limiti del potere politico eletto democraticamente entro le regole costituzionali e democratiche. Ogni titubanza e dilazione può costare all'Italia ed al mondo l'instaurazione imminente di una plutocrazia planetaria, senza speranza a breve termine di soluzioni incruente di tipo politico. La tradizione giudeo-cristiana e monoteistica in genere impone a mio avviso una riflessione più ampia ed oltre l'apparenza economica e politica della crisi in atto. E' importante anche trovare i punti comuni tra forze diverse ma compatibili nella difesa delle libertà repubblicane e dei diritti umani, quale equivalenza sul versante cristiano del riconoscimento della sovranità di Dio sul mondo e sulla Storia in contrasto all'autarchia di chi chiaramente persegue e sogna da due decenni l'instaurazione di un impero globale governato da un divino imperatore e dalle sue revisioni della Legge. Gli italiani sono anche stanchi delle conseguenze pratiche e visibili della corruzione politica di ogni colore e grado: costi assicurativi e carburanti più cari al mondo, omertà nella manipolazione dei prezzi al consumo, salari privi di reale scala mobile ed adeguamento al fenomeno pilotato del caro euro, monopolio dei mass media e privilegi d'immunità di fatto in guerra contro la Giustizia. Per risolvere queste questioni senza rischio di rivolte e guerra civile siamo al punto di riconoscere che Sua Eccellenza ha urgente bisogno di sostegno ed aiuto internazionale oltre che in Patria da parte dei cittadini. La libertà di parola è sotto la minaccia di procedimenti giudiziari e dunque soltanto un Forum Internazionale a questo punto può esserle di vero ed efficace ausilio. Il Premier ha diritto al suo spazio di governo entro i termini costituzionali, oltre i quali la legittimità di un governo eletto democraticamente entra in crisi - ed i cittadini hanno il diritto di puntualizzarlo. In realtà le nuove tendenze plutocratiche spingono imprenditori e multinazionali al coinvolgimento politico nel timore di perdere la partita per il controllo del pianeta: in tal senso si può dire che l'esempio per Italia è giunto e partito da lontano ed ora è vitale capirne le ragioni.

La profonda gratitudine per il Suo Coraggio in Difesa della Patria e della Costituzione - di un italiano all'estero inadatto a competere con le leggi della giungla odierna e che considera ormai l'Italia un Museo all'aria aperta il cui biglietto costa troppo caro per viverci, con comprensibili costi e conseguenze…

Cari Saluti.

(La crisi italiana e mondiale dal mio punto di vista) “Global Governance” e Democrazia – estratti: 20% del totale. Letture consigliate: http://www.oecdobserver.org/news/fullstory.php/aid/317 http://www.duke.edu/web/cis/globalequity/links.html

Gli eventi internazionali più recenti hanno determinato una diffusa ansia per il futuro e la paura di uno scontro di civiltà seguito da una guerra totale. La globalizzazione ha pure messo in moto rivalità appena assopite tra nazioni ed acuito lo scontro sociale ed i conflitti dovuti all’esasperazione del liberismo economico. Vari governi sembrano ormai aziende private allergiche alla Costituzione. La Legge è sempre meno uguale per tutti ed ormai si può andare in tribunale per sentenziare i magistrati. Tutto ciò che limita il diritto privato di dichiararsi padroni del mondo è per la “nuova costituzione”, “sovietico” – per cui anche Dio e la sua Legge sono comunisti con cui fare prima o poi i conti. Con l’aria che tira e la prossima presidenza italiana, la nuova costituzione europea potrebbe essere l’occasione per seppellire quella italo-sovietica. Basta ad un governo essere eletto per dichiararsi democratico? UN Global Governance: guerra silenziosa contro l’indipendenza degli USA oppure una democrazia più equa e reale? PNAC: una global governance americana alternativa all’ONU? USA al controllo di una federazione prima occidentale (EU inclusa) e poi globale? World Bank, FMI e WTO con o contro l’ONU? Perché la Magistratura e la Legge (non quella di Napoleone) sono diventati un problema da eliminare? E’ l’era neonapoleonica reversibile, oppure il panico e lo sdegno sono destinati a trovar pace nel culto dell’imperatore – amare il duce più dei propri figli? I grandi imperatori erano tutti pontefici (costruttori di ponti) ma non necessariamente le loro grandi opere erano sinonimo di democrazia repubblicana utile in campagna elettorale.

Nel 1966, un professore della Georgetown University publicò uno scritto voluminoso che in cui descriveva un’elite network che controllerebbe a suo dire l’America e che avrebbe approvato un piano di globalizzazione, tale da rimpiazzare il governo del popolo (la democrazia). Questo professore fece una grande impressione su uno dei suoi studenti. Quando nel 1992, lo stesso studente divenne il Presidente degli USA, Bill Clinton attribuì al Professor Carroll Quigley il merito di aver formato la sua visione per il futuro. Il fatto di aver promosso trattati con l’ONU su vari temi (controllo dei cittadini, energia, proprietà privata, risorse naturali, sicurezza globale) divenne presto motivo di ansia ed accusa. In particolare si venne a scoprire che Bill Clinton promulgò un ordine segreto (PDD25) che poneva truppe americane in altra uniforme a disposizione di entità non americane, per vari compiti di polizia ed assistenza. L’accusa di esporre il commercio e la proprietà USA al controllo di organizzazioni internazionali suonò come un allarme per gli americani. Naturalmente queste accuse riguardavano le semplici conseguenze dei trattati ed accordi ONU per una democrazia globale ed una più equa e razionale distribuzione delle risorse e delle opportunità di sviluppo, ma tutto questo era più che sufficiente per allarmare le entità che si sentivano minacciate da una democrazia globale con pari diritti ed opportunità. Per capire questa paura credo sia necessario capire in sostanza come l’America è nata ed è cresciuta fino a diventare la prima tra le superpotenze. Posta succintamente la questione in miei crudi termini, l’America è in origine composta di ciò che l’Europa (per non dire il mondo) non ha voluto e perseguitato. Protestanti atipici, Giudei e miserabili di ogni gusto ed ideologia costituirono la prima e la seconda ondata di esiliati ed emigrati. A questa gente era ben chiara in mente una cosa: il mondo non è facile e non c’è spazio per favole etico-sociali. Il pragmatismo avevano preso il sopravvento sulle teorie e le chiacchiere e la cruda esperienza sulla presunta solidarietà. Per il Far West, governi, chiese, principi e baroni europei, delle teorie, delle chiacchiere e dellle encicliche sociali, erano proprio coloro che li avevano perseguitati e costretti a fuggire nel Nuovo Mondo. La lezione imparata a proprie spese poteva essere ridotta a poche parole: l’unica libertà possibile era una democrazia che non imprigionava con bavagli legali la libera impresa e la sua fortuna individuale, e che riduceva il potere dello Stato a poche necessarie funzioni di sicurezza, amministrazione e sviluppo di essenziali beni ed enti pubblici. La conseguenza di tale democrazia “contro pelo” risultò in forme spontanee di compassione e solidarietà, le quali però non facevano la regola o determinavano uno standard di social welfare. Il limite di tale forma di democrazia cominciò a divenire internazionalmente pubblico quando altri popoli e nazioni si ritrovarono ad interagire con l’America a scapito delle proprie economie e del proprio tessuto sociale, senza con ciò voler indicare che il sistema americano fosse più ingiusto di quello europeo o di altre nazioni. Oserei dire che persino la seconda guerra mondiale potrebbe essere capita ed interpretata con tale codice di lettura, senza con ciò giustificare la reazione brutale ed autarchica del Nazi-fascismo e lo sterminio di popolazioni - primi tra i quali i giudei. Oserei anche dire che il seme dell’intolleranza e della persecuzione ritornava col suo frutto sull’antica Europa, così come oggi direi che l’America risponde con sdegnato scetticismo ai proclami universali di pace, giustizia e democrazia. Il punto di quel che stò cercando di dire senza molte complicazioni od analisi storiche, è che l’ONU ed altre entità similari, oltre alle più civili costituzioni nazionali ed ai diritti umani e relativi statuti e documenti, potranno essere efficaci e legittimi nella misura in cui le parti (nazioni, gruppi e popoli) risponderanno con azioni verificabili e sincere alle esigenze della sicurezza e della democrazia globale. Anche però in considerazione di una tale attenuante, il ricorso al liberismo economico non può essere da un punto di vista etico (non solo cattolico) indiscriminato, ma proporzionato alla portata della reale minaccia. Se, ad esempio, il mondo arabo volesse veramente rientrare nei termini della sicurezza globale e contribuire alla distruzione dell’alibi di quelle forze che si oppongono agli statuti dell’ONU, dovrebbero riconoscere pienamente Israele, risolvere la questione palestinese a partire da tale premessa, ed adottare quella stessa democrazia internazionale che viene invocata da più parti unilateralmente. Anche i proclami etico-sociali del Vaticano avrebbero più presa ed autorevolezza se la diplomazia cattolica non fosse costantemente rivolta a cercare primati e sconfessare (tacciandole di eresia e settarismo) quelle confessioni o denominazioni (cristiane e non) che in realtà esprimono una grande capacità apologetica. Concili, convenzioni ecumeniche, viaggi e visite pastorali, semplicemente non possono eludere la questione dell’affidabilità del Vaticano nel suo ruolo in seno ad una global governance ONU. Come si può del tutto biasimare gli evangelici americani quando il linguaggio della Congregazione per la Dottrina della Fede suona da santa inquisizione: ”… la Chiesa Cattolica è l’unica vera Chiesa di Cristo… in questi tempi, in cui c’è stato un tale sviluppo di sette non-cattoliche che diffondono con zelo i loro insegnamenti eretici.“ (http://www.cmri.org/ital-94prog9.html) Di recente la Congregazione per la Dottrina di Fede, di cui il Cardinal Pell è un membro eminente, ha dichiarato: “Christians are not permitted to imagine that the Church of Christ is nothing more than a collection – divided, yet in some way one – of Churches and ecclesial communities… There exists a single Church of Christ, which subsists in the Catholic Church, governed by the Successor of Peter and by the Bishops in communion with him.” The Herald Sun ha così commentato la dichiarazione: “the Vatican has also angered other denominations by stating that Catholicism was the only way to salvation and that other churches, such as Anglican or other Protestant, are not churches in the proper sense… In contrast to ecumenical documents published since the 1962-65 Second Vatican Council, which strive to reunite Christian churches, the Vatican paper stated bluntly that, according to the will of God, the Bishop of Rome – the Pope – objectively has the doctrine of primacy which he exercises over the entire Church.” Di simili dichiarazioni disseminate tra documenti e prelati di ogni grado ce ne sono a caterva: come si fa a sorprendersi se milioni di evangelici (che pesano sulla leadership Americana) non credono nella buona fede del Vaticano, e per riflesso a tutti i proclami pacifisti in odore di insicurezza. Il passo è breve, e l’insicurezza determina il rifiuto di tutto ciò che si presenta come democrazia senza affidabilità. Un altro passo e la ricetta iperliberista raccoglie il suo licantropico frutto, sposando Cristianità ed iperliberismo, improgionando la coscienza cristiana entro le ferree maglie dell’etica indipendente del libero mercato. Altro passo e statisti come Berlusconi vanno a caccia degli articoli sovietici della Costituzione Italiana: precursore di altri statisti che di “sovietismo” ne troveranno a tonnellate nell’ONU. Altro passo ancora, e possiamo aspettarci che la nuova costituzione EU sarà un capolavoro di ingerenze, controspionaggio pataccaro, vaticanisti ed iperliberisti – e tutto dovrebbe cominciare questo 20 Giugno! Nondimeno la democrazia ONU, con gli apporti etico-sociali cattolici e la cooperazione EU suonano teoreticamente validi e legittimi, mentre il tallone d’Achille è la sicurezza globale e l’affidabilità delle parti. Ecco dunque la vera natura del conflitto tra due modelli di global governance, con una zona di cuscinetto, rappresentata non soltanto dalla coscienza monoteistica, che non vuole ricadere negli estremismi delle polarità: l’insicurezza della propaganda pacificatoria da una parte e l’indipendenza etica del libero mercato dall’altra, con i suoi falchi alla guida del mondo sull’orlo dell’abisso. Prima di giungere alla vera global governance dell’ONU (se mai ciò accadrà), ho l’impressione che ci vorrà molta strada per convincere l’America e la sua coscienza collettiva, ma una cosa mi sembra certa per il momento: entrambe le polarità possono essere utili per controllarsi a vicenda. L’argomento si presenta molto più profondo (se non complesso) della semplice condanna degli USA: egoisti e prepotenti capitalisti; bravi, umili e pacifisti ONU, Cattolici ed europei. Torti e ragioni sono da ambedue le parti, ma in linea teorica il progetto e la democrazia della global governance ONU si presenta di gran lunga più etico e coerente, (anche da un punto di vista accademico), ma la diffidenza dei conservatori americani e i loro timori circa la sicurezza non sono infondati. Il progetto di globalizzazione americano non riuscendo all’evidenza a costruirsi sulla base di un’etica riconoscibile dal mondo della cultura, sembra rifugiarsi nella preponderanza di un’etica indipendente di natura economica, la quale diventa ineluttabile e legge a se stessa: il Libero Mercato. Ed è quì che la mia tesi circa la coincidenza del progetto di globalizzazione USA e la Global Corporate Governance nei termini dichiarati dalla Wold Bank trova la sua sostanza. A questo punto devo sottolineare che sposando la causa della Global Corporate Governance della World Bank (veste finanziaria in sintonia col medesimo progetto di Paul Wolfowitz e PNAC, al cui comando sono gli USA), il fondamentalismo evangelico americano (se non tutti i fondamentalisti) si carica di una gravissima responsabilità storica, non solo perché il criterio della sicurezza globale non implica tale estrema necessità, bensì anche perché, dopo (oppure allo stesso tempo) aver combattuto varie crociate bibliche e fatto del Creazionismo la bandiera della causa evangelica, esso si allea con un globalismo economico-finanziario che dichiaratamente confessa il Naturalismo e l’Evoluzionismo quale propria scuola di pensiero e causa meccanica e scientifica della dinamica dell’iperliberismo del libero mercato (e naturalmente di tutte le sue ingiustizie e giungle “naturali”). Il liberismo economico in moderazione ed in armonia con i diritti costituzionali (quali ad esempio di quelli della Costituzione Italiana - esemplare capolavoro di equilibrio e saggezza) è più che sufficiente per affrontare il problema della sicurezza (almeno per quanto riguarda la sfera economica), ma caricarsi delle colpe e degli abusi degli eccessi iperliberistici e della sua sfrontata deregulation, significa rendersi corresponsabili ed in pratica colpevoli delle seguenti colpe (crimini): licenziamenti ingiustificati, dispute per causa di lavoro disattese ed illegalmente liquidate, brutale sfruttamento con stipendi di fame, importazione d’immigrati per lavoro in nero o a fini di ricatto per la riduzione e la competizione del costo del lavoro e conseguenti conflitti razziali, spinta verso l’ulteriore competitività internazionale ed ulteriore aggravamento del ciclo di sfruttamento, appropriazione di risorse planetarie senza un onesto ritorno per le popolazioni, inquinamento del pianeta, spinta verso l’avarizia generale e la resa massima del profitto, crisi del social welfare, spinta continua verso tassi di crescita insostenibili e conseguenti guerre, etc. Non si venga a dirmi che questo discorso è “sovietico”, perché l’evidenza dell’abuso e la strumentalizzazione dei motivi storici e della persecuzione delle minoranze è tale che l’iniziale pretesto della libertà religiosa e della sicurezza alla fine ne esce stravolto in semplice barbarie e criminalità finanziaria, così come il Vangelo dei Padri Pellegrini ne esce stravolto in Vangelo del Diavolo per la “selezione naturale della specie” e la distruzione di milioni (alla fine miliardi) di essere umani. L’intero ciclo comincia modestamente con le truffe imprenditoriali minori in nome della deregulation: modifiche costituzionali, licenziamenti senza giusta causa, part time senza tutela, dispute risolte senza l’autorità della magistratura, e poi si continua avanti fino alla mostruosità globale. Ho il privilegio/pena di essere testimone io stesso dei procedimenti di risoluzione delle cause di lavoro e dell’impossibilità per le autorità imparziali di mediare tra le parti con autorità coercitiva. Governi, avvocati, medici, assicuratori: un esercito che si mette in moto al comando del potere economico e che alla fine diventa il braccio operativo del libero mercato, a prescindere da leggi e costituzioni: per l’appunto l’etica indipendente del libero mercato. La “testimonianza” è punto centrale degli evangelici: ebbene io sono testimone di tutta l’ingiustizia e la corruzione della presunta etica indipendente del libero mercato. La cronaca della mia disputa di lavor con una multinazionale è diventata voluminosa e ricca di sorprendenti eventi e fatti di gusto kafkiano che io non avrei mai immaginato fini a qualche anno fa. Posso anche testimoniare che non soltanto la causa della libertà religiosa non ha contato nulla nelle storie di conflitto d’interesse per ragioni di vile denaro, ma che persino i campioni di encicliche sociali hanno giocato tutte le carte per garantirsi ogni millimetro di potere temporale. Nell’isolamento e nella disfatta di fronte a tale potente network imprenditoriale, non ho trovato alcuna regola di CSR (Corporate Social Responability) che sia sopravvissuta, mentre il silenzio evangelico (o poche masticate parole, persino quando la persecuzione religiosa è coinvolta) ha riconfermato il luogo comune, secondo cui alla fin fine la mancanza di successo e prosperità è anch’essa conseguenza spirituale. La mia opinione è il Vangelo sposato all’indipendenza etica della Global Corporate Governance diventa un’altro vangelo, non più a servizio e per la salvezza dell’uomo, ma per la sua oppressione e distruzione. Se gli USA non fossero associati all’operazione dell’etica indipendente della World Bank, come mai sono così chiaramente ed irriducibilmente ostili all’ONU, EU ed altri associati? Solo questione di sicurezza? La lettura del PNAC può chiarire le idee (www.newamericancentury.org) ed una visita alle nuove tendenze imprenditoriali americane contribuisce alla comprensione del nuovo ordine USA ed al suo svincolo dal vecchio legame con il Fondamentalismo Biblico (www.capitalismmagazine.com) – la retorica contro le “ingerenze” etiche bibliche risultano ora evidenti nello scherno o nel rifiuto del Cristianesimo e del Monoteismo in genere (http://www.capmag.com/article.asp?id=1135 & related articles). E’ interessante che Edwin A. Locke nel rispondere (http://www.capmag.com/article.asp?id=244 a Michael Novak's - “How Christianity Created Capitalism,” (The Wall Street Journal, December 23, 1999) – tratta il Diritto (Legge) Naturale come cosa in antitesi col Cristianesimo, ponendolo in compagnia non della compassione e la virtù, bensì con l’egoismo e la brama del profitto, secondo un principio di causa ed effetto. Ciò spiegherà pure la risposta di David Kenneth alla mia dichiarazione dell’Etica in linea col Diritto Naturale, indicando che, quando questi nuovi economisti (“egoisti del profitto”) parlano di “Legge Naturale” si riferiscono al Naturalismo Evoluzionista e non alla fonte della Giurisprudenza e delle costituzioni civili – questa è anche la causa di un revisionismo costituzionale “secondo natura”. In realtà si vuole eliminare l’origine giudeo-cristiana del Diritto, perché è l’unico modo per procacciare il profitto senza remore morali e responsabilità sociali. La cosiddetta “fase antica” del Diritto Naturale penetra attraverso il Giudeo-Cristianesimo nella “fase moderna” attestandosi quale dinamica fondamentale di una Legge e di una Costituzione che influenza l’attuale ordinamento giuridico dell’intero Occidente e delle Nazioni Unite. I nuovi “egoisti del profitto” vogliono liberarsi di tale retaggio “antico” della “fase moderna” ed adeguare la definizione di “diritto naturale” alla legge di natura nel senso del Naturalismo e dell’Evoluzionismo, in maniera da così legittimare la lotta e la competizione quale “naturale legge della giungla”. Ebbene, questa apparente operazione accademica nell’appropriarsi (per snaturarla) di una definizione che è più ampia dell’utilitarismo in voga, si compie uno scempio della cultura e della storia del mondo, accompagnandolo dalla propaganda e dalla retorica pseudoscientifica di un evoluzionismo che vuole convincere la razza umana di bestialità – è esattamente opera del Diavolo: altro che scienza! La Casa Bianca ed i loro “monoteisti” rischiano di trovarsi in compagnia di questa gente nelle formulazioni e nelle pratiche del nuovo ordine globale. Se il problema fosse solo la sicurezza, gli USA dovrebbero adottare gli statuti ed i principi ONU, benché con le riserve, i tempi e le procedure imposti dalle ragioni della sicurezza. Non sembra però questo il caso: evidentemente qualcos’altro bolle in pentola – e sembra ben chiaro di che si tratta. L’America è nata con l’istinto alla libertà economica con una presenza ridotta dello Stato e del suo welfare, ma allo stesso tempo tale democrazia – potenzialmente squilibrata in favore del profitto individuale – era tradizionalmente ribilanciata dalla spontanea e diffusa inclinazione a concedere a ciascuno “a fair go”. Tale atteggiamento dell’America alla Jimmy Carter e chiaramente influenzato dall’etica biblica, non teneva in dovuto conto la necessità di prevenire il deterioramente di tale spontanea compassione che suppliva alla defezione dello Stato in materia di welfare convenzionale e di riconoscimento della democrazia quale Stato del Diritto. La fiducia di una cristianitità sempre maggioritaria e vittoriosa aveva determinato la certezza che Capitalismo e Social Welfare avrebbero sempre finito per armonizzarsi spontaneamente, con gli uomini giusti al posto giusto, finché si cominciò a rendersi conto che il Libero Mercato non tollerava più l’invadenza spontanea dell’etica giudeo-cristiana per il tramite degli “uomini giusti al posto giusto” (La Bibbia quale condizione per il funzionamento della democrazia). E’ in questo modo che la Bibbia ha cominciato ad essere decodificata dal Libero Mercato quale dinamica compatibile con il Marxismo, mettendo “l’uomo giusto al posto giusto” (il Presidente) di fronte alla richiesta della riduzione della Bibbia e della sua etica ad affare interno e privato della chiesa. In tal modo l’America si ritrovava potenzialmente senza tradizione etica di Stato e senza influenza biblica, a vantaggio di un liberismo economico che mirava alla globalità ed alla indipendenza etica più assoluta. Questa è a mio avviso la causa del conflitto tra gli USA e gli statuti, documenti e costituzioni dell’ONU, della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, della Costituzione Italiana e di tutti quegli enti a carattere internazionale affini. L’attuale Presidente Bush ha così finito per trovarsi in un fuoco incrociato: da una parte la consapevolezza di conservare e promuovere una “moral majority” cristiana che garantisse la vitalità della democrazia e le sue spontanee espressioni di compassione e welfare; e dall’altra la forte pressione di un liberismo economico che ormai considerava la competizione e l’etica della selezione naturale evoluzionistica il vero principio costituzionale da onorare. D’un colpo il Fondamentalismo Evangelico si è ritrovato di fronte ad una drammatico Out-Out ed alla scoperta che il rifiuto di formulare un’etica biblica globale e capace di formulazioni costituzionali e legislative, conduce alla supremazia di un’altra etica, la quale da un punto di vista biblico equivale alla negazione della sovranità di Dio e del conseguente diritto o grazia di partecipazione sociale alla proprietà dei beni creati. D’un tratto la preannunciata inevitabilità dell’etica sociale cattolica e delle sue encicliche sono diventate indispensabili ed ineluttabili anche per il Fondamentalismo Protestante: lezione storica di cui fare gran tesoro – a fianco degli uomini (fondamentalisti) che ne hanno fatto le spese per promuoverne l’importanza ed anticiparne la “lezione”. Si spiega dunque l’imbarazzo del Presidente George W. Bush tra Bibbia e Mercato, e la preponderanza dei falchi del Pentagono e della Finanza. L’accusa di marxismo (http://www.capmag.com/article.asp?ID=215) il Presidente Bush certo non se l’aspettava, ma a questo pure conduce la mancata disciplina nei confronti della preponderanza pseudoscientifica del Naturalismo applicata al Libero Mercato ed alla Libera Guerra di affari e conquista - la giungla del darwinismo socio-militare. Ora dunque si spiega la mia buona ragione di 20 anni orsono di adottare l’etica sociale cattolica nonostante la mia inclinazione al riconoscimento del Fondamentalismo Evangelico per quanto concerne la dottrina di base. Allora io ero “il credente pastasciutta” che mischiava Cattolicesimo, evangelici e Marxismo, mentre oggi i fatti spiegano che queste tre cose hanno in sostanza qualcosa in comune nell’etica sociale annunciata dalle Sacre Scritture: così come per i comunisti di allora era inconcepibile sposare conservatorismo biblico, etica sociale e welfare, al di fuori dei parametri positivisti del Marxismo. Gli eventi hanno dimostrato infatti che l’Evoluzionismo è un’arma micidiale in mano agli economisti, agli imprenditori, ed agli statisti del Libero Mercato. Quale fine ha fatto la giustificazione religiosa del capitalismo americano iniziale? Ponendomi tale domanda non posso evitare di pensare a quel genere di associazioni una volta riscontrate tra Reagan e Bible Belt, ma che ora cominciano ad incrinarsi, in quanto la nuova etica economica non vuol dar più conto neppure ai vecchi compagni fondamentalisti. Eppure altrove tale vecchia forma di alleanza sembra ancora utile, ed a condizione che i gruppi cristiani con i quali si promuovono alleanze siano totalmente a digiuno (ignoranti) di etica sociale biblica e di “giustizia del Regno di Dio”, ancora ci si scambia visite di cortesia e cooperazione ispirate ai sogni della ricchezza di Mammona, spacciata per prosperità divina. Citerei la cordata Hill Song - Brian Huston – John Howard alla cui ombra sono Costello ed Abbot e la cui tenenza dovrebbe incrementare la dinamica della prosperità, attraverso le tecniche di “unfair dismissal and flexible employment” e naturalmente con la collaborazione dei nuovi executives (sergenti) esperti in “work claim paralysis”, “jobs retrenchement” and “work cases destroyers” con l’aiuto di un network di operatori e manovalanza kafkiana (caporali) pronti a documentare perfino che gli asini volano. E siccome Brian Huston scrive best sellers ai cristiani su come diventar ricchi, ciò non può che servire da segno per vecchi lupi della politica in conflitto d’interesse come John Howard. il quale quando ormai predica da Brian non posso che pensare - quale sottotitolo alla faccia del predicatore – a Luca IV: 16-20 e ad una parafrasi di Matteo VI:33: “Cercate prima il regno e la giustizia di Mammona e tutte le cose di Dio vi saranno sopraggiunte”. Ecco da dove arriva la sostanza della nuova forma degenerate del Prosperity Gospel. Ecco dunque la fine della originaria giustificazione del Capitalismo. Anzichè elaborarsi in un’etica giudeo-cristiana adeguata ai tempi e capace di controllare e moderare gli abusi economico-finanziari e la pretesa evoluzionistica dell’etica indipendente di mercato, il movente religioso dei Padri Pellegrini dell’origine ha prima cominciato a ritirarsi nella memoria delle minoranze e poi, sfaldandosi, ad associarsi al libero mercato senza più la pretesa di giustificazioni e spiegazioni organiche riconoscibili dal mondo accademico (teologia biblica compresa), il quale, anziché essere riconosciuto quale strumento apologetico e intellettuale, ha al contrario progressivamente acquisito le connotazioni del nemico dei “fondamentalisti” - incompresi ma pur sempre potenti. Lo scetticismo nei confronti delle discipline umanistiche e degli accademisti “all’europea” è alimentato ulteriormente dalle complicità del mondo scientifico nel dichiarare scienza un naturalismo che ha sconfinato il suo legittimo argine per imporre l’evoluzionismo e negare il sovrannaturale. In sostanza si è giunti a credere che la cultura e le sue ideologie e credenze non sono la tabula rasa ed oggettiva che si vorrebbe far credere, bensì il territorio influenzato od infestato dalle “potestà dell’aria”, signorie e principati invisibili o anche entità al comando di forze spirituali del bene o del male. Ciò spiegherebbe la manipolazione dell’oggettività scientifica ed i tentativi di far passare teorie nefaste, bestiali e pericolose per l’equilibrio psichico e morale degli esseri umani. In teoria tutto ciò non implica la criminalizzazione del mondo accademico, delle discipline umanistiche e della scienza nel loro complesso, i quali invece si rafforzano nella loro vera funzione e natura, ma la reazione fondamentalista evangelica - mischiandosi ad un subconscio collettivo americano sempre più preoccupato di perdere privilegi e primati – è diventata al contrario estrema e prorompente fino ad allearsi incautamente con le stesse forze economiche “naturalistiche” del profitto a tutti i costi pur di far fronte alla presunta prima causa dell’accademismo “alla francese” (europei). Si spiega dunque l’antiaccademismo e l’antiumanesimo che persino inconsiamente viene indirizzato agli europei, fino ad assumere le connotazioni di una lotta spirituale tra il bene ed il male che non potendo essere spiegata con chiarezza, deve semplicemente essere combattuta con ogni mezzo possibile, e se necessario anche militare, purché con prudenza ed indirettamente a partire dalle zone limitrofe all’Europa, dove la competizione per l’egemonia è destinata a farsi serrata. Io sostengo invece che non vi è nulla di storico-spirituale che non possa essere compreso o spiegato, e che la sintesi tra i due (non credo tre) progetti fondamentali di global governance è in teoria possibile. Un unico problema si presenta difficile da risolvere: il conflitto d’interesse delle forze economiche ed imprenditoriali più potenti, estreme ed interessate a conservare l’alibi della guerra religiosa e l’indipendenza etica del Libero Mercato per una Global Corporate Governance che non deve dar conto a nessuno, né tantomeno al Giudeo-cristianesimo. Tali forze sono già attestate alla guida di vari governi ed ormai capaci di riforme costituzionali nella direzione del corporativismo globale. Capire l’interferenza di tali forze nelle decisioni dell’ONU e dei governi nazionali, equivale anche a capire il terremoto in atto nella leadership americana e la determinazione di Donald Rumsfeld a togliere di mezzo Colin Powel dalla Casa Bianca. La corrente che ha voluto la guerra in Iraq ha attaccato Colin Powell per i suoi tentativi di costruire un consenso nel consiglio di sicurezza dell’ONU. Rumsfeld vuole liberarsi di Powell perché gli USA hanno rischiato di andare in guerra con l’ONU e di conseguenza di aver dovuto rinunciare al bottino fisico e geopolitico che oggi invece è a portata di mano. In altre parole la dottrina della prevenzione costruita sulle premesse di Paul Wolfowitz e dell’PNAC è a rischio con tipi come Powell in giro, il quale stingi stringi è compatibile con l’ONU. Il fatto che il Presidente Bush abbia voluto risparmiare Powell dalla recente congiura, messa in opera da Newt Gincrich (uomo di Rumsfeld), indica che la Casa Bianca si sente ormai ostaggio di forze che tendono all’erosione del suo potere politico. Dunque stiamo probabilmente assistendo agli ultimi rantoli prima della capitolazione di fronte allo strapotere delle multinazionali che premono per un dominio economico globale e non vedono l’ora di dischiudere “gli orizzonti di gloria” introdotti dalla vittoria in Iraq. L’accusa di tali forze, attraverso i suoi interpreti militari e politici è chiaramente rivolta al potere politico che ancora oppone resistenze al progetto di una global corporate governance capeggiata da una versione dell’America ridotta o muata in multinazionale economica omnicomprensiva e militarizzata: “l’istinto del dipartimento di stato è di creare un governo iracheno debole, che non minacci la Siria, l’Iran, l’Arabia Saudita e gli altri dittatori del vicinato” (Gingrich presso l’American Enterprise Institute). Se Rumsfed vince la sua battaglia interna, la Casa Bianca si trasformerà in sede centrale politico-militare di una Global Corporate Governance, la cui etica indipendente riformerà la vita americana e la sua costituzione. Il fatto che il ricavato del petrolio iracheno servirebbe a finanziare gli appalti assegnati alle società americane Halliburton e Bechtel, legate da una fitta rete di interessi all’amministrazione Bush e che la World Bank ed il Fondo Monetario Internazionale (ma non l’ONU) ne siano gli invitati speciali, è un indizio della trappola che si stà chiudendo intorno alla Casa Bianca. Il Presidente George W. Bush stà per cadere nella rete del potere economico e militare, ma il suo papà sembra (sornione) già al corrente di questo destino e non se ne preoccupa, anzi si allieta di tale vigilia col suo caro amico Silvio Berlusconi (suo figlio elettivo). L’America del 25 Aprile sembra molto diversa da quella ideale del Presidente Berlusconi, a cui proprio in quel giorno gli duole la mano. Corporate Governance e nuova America sono l’equivalente del laboratorio italiano, dove l’azienda e l’autarchia si fanno ormai buona compagnia. Benché sia già delineato lo scontro col Giudeo-cristianesimo nei tentativi di riforme e revisioni costituzionali, la parte più sostanziale del Giudaismo e della Cristianità sembra non capire ed ignorare la vera natura del conflitto in atto ed al contrario essa risulta schierata con l’avversario, il quale al raggiungimento dei suoi obiettivi di globalizzazione altro non farà che scaricare la zavorra mitologica della sua vera ideologia naturalisica. Si guarda ai rivali di religione come al nemico per eccellenza, e per difendersi dalle sue persecuzioni ed ammazzamenti si è disposti ad allearsi con il liberismo economico più indipendente ed estremo, anziché trovare la moderazione e l’orientamento di una descrizione accademica ed intellegibile delle proprie ragioni e paure storiche. In questo modo il Giudeo-cristianesimo è caduto nella trappola di un etica non sua, facendosi strumentalizzare e coinvolgere in un ciclo di guerre e di faide interminabili che potranno presto “concludersi” a proprio danno, in quanto il mondo esigerà presto un caprio espiatorio a tutte le violenze e distruzioni necessarie alla Global Corporate Governance che altro non è (a mio vedre) che la globalizzazione americana dell’PNAC e di Paul Wolfowitz al comando del potere economico, quale strumento ideale abbinato alla forza militare per il dominio globale. Lo schiavismo non aveva per lungo tempo rappresentato un problema di coscienza, così come la povertà e la diseguaglianza motivata dal principio della forza e dalle qualità individuali. La dignità umana della Bibbia e la creazione dell’uomo ad immagine e somiglianza di Dio, dovevano (secondo il pragmatismo americano) trasformarsi in reale benedizione e prosperità di Dio: al di sotto di tale conferma perfino il regime di schiavitù doveva essere ritenuto legittimo – perlomeno finché i “prosperi” ed i “benedetti” non decisero di “convenire” che la schiavitù doveva lasciare spazio a soluzioni più utili e convenienti, senza mettere a rischio la propria prosperità e supremazia. Chiuque avesse osato affermare che gli individui sono per diritto cittadini con pari e reale dignità, evidenziata da diritti sindacali, legali, salariali, sociali, senza passare dalla dura gavetta dell’avventura individuale senza garanzie di sorta alcuna (nei termini posti oggi dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo), avrebbe rappresentato un pericolo mortale quale precursore del sovietismo costituzionale. La caduta del comunismo sovietico, ha presto chiarito che ci sono altri pericoli “sovietici” non meno gravi dell’ex URSS: l’asse EU - dottrina sociale del magistero cattolico, l’Islam e l’ONU. L’insicurezza per gli USA è rappresentata a mio parere dai programmi legislativi e sociali di queste ultime entità, a prescindere che si tratti di forme alternative di democrazia o di teocrazie sociali. Il Giudaismo per sua natura sarebbe compatibile con la dottrina sociale cattolica, ma il fatto di non vedere consolidata la sicurezza e l’esistenza d’Israele e dei Giudei ha indotto nuovamente a preferire la forma tradizionale di democrazia americana. Se ne deduce che il miglior incoraggiamento che il mondo arabo avrebbe potuto dare per un ordine globale del Diritto sarebbe stato il riconoscimento pieno d’Israele e la credibile garanzia della sua sicurezza come anche di quella globale. Naturalmente coloro a cui non interessa nulla né d’Israele, nè delle minoranze della tradizione amricana, ma che allo stesso tempo si sono affezionati al dollaro facile, devono recitare la parte e fare in modo che l’alibi della Guerra religiosa ed ideologica sia in buona salute per continuare a sostenere l’inevitabilità di una transizione del liberismo moderato all’iperliberismo quale forma di governo del Libero Mercato in alternativa all’ONU e Co, il quale infatti è altrimenti conosciuto con il nome di Global Corporate Governance. Sia gli USA che la controparte devono capire le ragioni (solo quelle legittime) gli uni degli altri, perché altrimenti qualunque forma o tentativo di governo globale non potrà che portare il mondo sulla soglia dell’abisso della morte e della distruzione. Se le ragioni della sicurezza globale quale necessità per una realistica democrazia globale non saranno capite e tradotte in azioni concrete, e se gli estremisti su tutti i fronti non saranno tenuti sotto controllo (imprenditori statisti compresi) la legge della giungla prenderà il controllo del pianeta. Un suggerimento: non tutti i fondamentalisti sono da mettere nello stesso calderone – vi sono forme di fondamentalismo che sono una difesa per la democrazia e la sicurezza.

La libertà e la democrazia della Costituzione Italiana, dell’ONU, dell’EU, della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e di varie altre istituzioni internazionali e costituzioni nazionali sono tra loro compatibili ed affini con l’Etica del Libero Mercato secondo la World Bank, all’evidenza all’origine della “Global Governance”? Da che parte stanno gli USA ed i loro più stretti e compatibili alleati? Sono gli USA, il Libero Mercato, la WB e la Global Governance fondamentalmente la medesima entità progettuale? E’ l’insieme di questi interrogativi il corretto contesto per capire Silvio Berlusconi? La Costituzione “sovietica” è un modo di Berlusconi per riferirsi all’influenza giudeo-cristiana nella Giurisprudenza Occidentale, senza rischiare uno scontro frontale prematuro? Dottrina della “Prevenzione”, crisi ONU, ciclo indefinite di guerre, liberazioni/occupazioni, esasperazione iperliberista della deregulation, governi democraticamente eletti ma anticostituzionali (e dunque potenziali dittature): una cosa è certa siamo entrati già nella prima fase della Global Governance e questi sono solo i primi sintomi! Introduco - quali esempi - questo scritto con alcune riferimenti all’MD Code nella versione del 1985, con aggiunte all’epoca della I Guerra nel Golfo - come tali indicate per data. Il confronto tra le affermazioni di allora ed i fatti di oggi sono la conferma di una tesi che dovrebbe indurre alla prudenza nel ricorso ad eventuali forme di resistenza - prima di addentrarci nella trattazione del tema, è bene darci un’occhiata, perché la loro attualità indica la funzionalità dell’apocalittica biblica nel comprendere la formazione in atto di una plutocrazia economica planetaria e dei criteri spirituali e non violenti per approcciarla civilmente, con il minor danno collettivo possibile, sapendo (secondo l’apocalittica) che si tratta dell’ultima e più organizzata forma di governo della Storia prima dell’apoteosi dell’Umanità (superstite). E’ l’apocalittica (e le sue piaghe) l’ultima spiaggia non violenta della resistenza? 1. “Spesso le definizioni che si adottano nei confronti della proprietà derivano dalla volontà di realizzare o procedere nell’accumulo di un capitale, collocandosi a seconda dei casi a “destra”, al “centro” o a “sinistra” di un qualche riferimento convenzionale, oltre i dettami costituzionali, i quali si tenta puntualmente di mutare qualora si rappresenti l’ostacolo alla loro realizzazione… L’operazione che verosimilmente andrebbe compiuta a tal riguardo dal Piccolo Corno, consiste nella espulsione di ogni residuo ebraico dalle costituzioni nazionali, per una economia più dinamica. Alla componente economica liberistica del Giudaismo e di molte minoranze religiose occidentali, ipertrofica in situazioni di conflitto ideologico, si è risposto, dopo tentativi di soluzioni più radicali, con il liberismo economico stesso, ma all’ideale economico giudeocristiano il Piccolo Corno non vorrà rispondere con l’autentica socializzazione, in quanto ciò significherebbe la resa definitiva al Regno di Dio ed il superamento della civiltà umana concepita secondo schemi e criteri destinati, secondo il libro di Daniele, a fallire miseramente “senza intervento umano”. Una costituzione che prevede una dignitosa esistenza umana senza realizzarla, non corrisponde all’idea di carità biblica, la quale non è semplicemente formale cortesia, bensì adempimento degli obblighi legali: The haves in Judaism have an obligation to share their property with the have nots, since it was given to them by God partly for that purpose. Sometimes this sharing takes the form of individual gifts, but Judaism also provides a moral basis for the power of society to tax its members so as to provide for the needy and weak. The Jewish concept that the market mechanism may, legally or morally, be distorted to assist the poor and weak at the expense of the property rights of the strong flows from this view of charity… Così molti articoli della Costituzione Italiana possono conservare tutta la loro statutaria e marmorea bellezza, in attesa di una revisione adatta alla legge della giungla, ma “secondo coscienza”, ovvero senza ispirare e dirigere la concreta applicazione delle leggi. Siamo concreti: non è un mistero che una minoranza d’italiani ha strumentalizzato la Costituzione, e che facendo da cassa di risonanza dell’etica sociale per il proprio tornaconto, si è fregato in società con validi affaristi (complici favoriti e compiacenti) una buona parte delle risorse destinate a tutti gli italiani, assicurandosi la complicità di una decina di milioni di connazionali, con elargizioni, favori, doppie prerogative sociali, affinché la fregatura riuscisse meglio e più a lungo. Coloro che hanno rubato poco e spesso si stanno preparando a rubare l’ultima volta e per sempre, perché quando il processo di privatizzazione si farà deciso ed irreversibile, i beni comuni andranno a finire nelle mani dei soliti furbacchioni ed i debiti resteranno a coloro che li avranno pagati svariate volte. Certi imprenditori che non disdegnano i favori dello Stato, in futuro si faranno inflessibili in materia di deficit e di bilanci e… saranno fulgidi protagonisti della privatizzazione… E’ da discutere se l’etica cristiana possa sancire… un regime che non riconosca, ufficialmente o di fatto, le medesime prerogative e diritti per tutti. Si tratta ad ogni modo di una pratica diffusa alla quale si fa ricorso anche nei paesi che s’ispirano ad una costituzione simile a quella italiana, a dimostrazione del fatto che ogni maggioranza decide di fatto quali siano i limiti della solidarietà, della coesistenza e dell’altrui progresso, prescindendo dai proclami etico-sociali. Il libro di Daniele conferma che la misericordia può essere autentica solo qualora la sovranità di Dio venga riconosciuta e l’indole umana si volga verso il bene: “… potrai di nuovo regnare quando riconoscerai che il Dio del cielo domina su tutto. Perciò, maestà, ascolta il mio consiglio: rinunzia ai tuoi peccati praticando la giustizia e alle tue iniquità con atti di misericordia verso i poveri… “ 79 … La Costituzione Italiana è un implicito riconoscimento antropologico della dignità dell’uomo, la cui portata internazionale è contenuta nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, approvata dall’Assemblea Generale dell’O.N.U., il 10 Dicembre 1948, per cui, sia le profonde disuguaglianze nazionali che quelle a livello planetario, fanno capo alla medesime categorie etico-sociali. Le relazioni tra etica ed antropologia sono immediatamente evidenti nella Dichiarazione sulla Razza dell’U.N.E.S.C.O, redatta a Parigi nel 1950 da scienziati di diverse nazioni, la quale a questo riguardo così si esprime: “E’ necessario affermare prima di tutto, e nella maniera più categorica, che l’uguaglianza in quanto principio morale non si basa affatto sull’assunto che tutti gli esseri umani siano ugualmente dotati. E’ chiaramente evidente, infatti, che nell’interno di ogni gruppo etnico gli individui differiscono considerevolmente fra loro per attitudini. Tuttavia i caratteri differenziali fra i gruppi umani sono stati esagerati e usati come pretesto per contestare il valore del principio etico dell’uguaglianza. Per questo consideriamo opportuno esporre in modo formale quanto è stato scientificamente stabilito sulla questione delle differenze fra individui e fra gruppi.” Le conclusioni dei redattori del documento confermano pienamente la tesi secondo la quale, pur riconoscendo l’incidenza bio-sociale nello sviluppo dell’encefalo, e dunque le capacità differenziali dell’intelligenza umana, la diversità razziale o craniologica non pregiudica le potenzialità sociali e morali dell’individuo… Non è escluso che per pagare il debito pubblico si farà ricorso alle solite mistificazioni, e quando più o meno i soliti avranno versato per l'ennesima volta i denari per pagari i debiti dello Stato, si saranno probabilmente prodotti nel frattempo nuovi buchi a motivo dei milioni di ratti presenti nel Belpaese e si chiederà la svendita del patrimonio pubblico, la privatizzazione dei servizi ed infine la riforma costituzionale in un senso autarchico. E' scontato dove si vuole arrivare e quando ci si cimenterà di fatto a riformare la Costituzione mancherà un tempo limitato all'instaurazione di una dittatura supercapitalistica.” 2. “Il modello di civiltà che l’antropologia del naturalismo sembra offrire in Occidente è di carattere tecnocratico e liberistico in economia. La nozione di civiltà secondo l’etica biblica risulta essere caratterizzata dall’idea di promozione e di donazione per la vita e non dal principio di competizione che indubbiamente concerne le specie inferiori e dunque le bestie. 101 La nozione di civiltà etico-messianica prevede l’esplicazione dei ruoli sociali e professionali secondo sobrietà, efficienza e solidarietà sociale.”

3. “Penso che Andreotti stia ricostruendo la dinamica dei fatti verificatisi recentemente, ai quali non mancherà di rispondere al momento opportuno, secondo moderazione ed efficacia: se si è voluto attaccare l'Europa, la risposta sarà sicuramente anche europea e non soltanto democristiana. L'assassinio di Lima è avvenuto a breve distanza dalla visita di Andreotti in Canada. Qual'è il significato di tale visita? Forse l'italianità all'estero rappresenta un cemento per disegni europeistici oltre che italiani? La coincidenza di tale visita con le campagne elettorali in Italia e negli U.S.A. può aver disturbato il sonno di qualcuno? Cosa implicherebbe la provincializzazione degli Stati Uniti e l'ascesa al potere di un Europa che nel frattempo sembra transitare dalla democrazia all'autarchia? Sarebbe eventualmente lecito, in gravi circostanze di crisi politica, coinvolgere i servizi segreti in tentativi brutali di conservazione del potere? Ammesso che l'Europa possa tradursi in un impero mostruoso e negativo, è lecito ed utile opporvisi? Andreotti forse potrà e vorrà rispondere soltanto ai primi tre interrogativi, su cui egli sta quasi certamente riflettendo, disponendo di maggiori dettagli, di impressioni e della conoscenza di circostanze, le quali nel contesto della sua esperienza, della sua prudenza e della sua sensibilità, spero possano condurre a risposte e soluzioni equilibrate. Forse i governi occidentali giungeranno alla conclusione che l'unica maniera per evitare contrapposizioni, consisterà nella creazione di una superfederazione di tipo occidentale che includa, oltre i paesi tradizionalmente occidentali, anche la Russia, i paesi europei facenti prima parte dell'U.R.S.S. il Giappone, Israele ed alcuni paesi arabi, adempiendo in tal modo quelle previsioni sociologiche che ho creduto di far scaturire dalle profezie apocalittiche, nelle quali non mi sembra di ravvisare la possibilità di una resistenza militare al Piccolo Corno: si tratterebbe di una situazione apparentemente ideale per la stipulazione di un patto di sicurezza e di pace con Israele. Penso che tutto ciò rappresenti un obiettivo di primaria importanza per Andreotti, il quale deve essere perfettamente consapevole delle necessità di coesistenza e pacificazione tra continenti ed in Medio Oriente, in particolare. In Medio Oriente vi sono materie prime, il cui controllo da parte di una potenza tecnologica significherebbe il dominio del mondo. L'europeismo è temuto anche per quest'ultima ragione, e ciò spiegherebbe la determinazione degli U.S.A. a penetrare stabilmente soprattutto nei paesi dell'area del golfo, in Libia, (dove l'Italia ritrova energia a buon mercato) in Israele, sul cui territorio potrebbe meglio pilotare il processo d'industrializzazione in Medio Oriente, ed in Egitto, dove altrettanto potrebbe essere fatto per l'Africa. Andreotti sicuramente conosce le conseguenze di un controllo statunitense del Medio Oriente, perciò egli opera da catalizzatore dell'unificazione politico-militare dell'Europa, e da attenuatore del coinvolgimento bellico nel golfo a fianco degli Stati Uniti, favorendo nello stesso tempo le relazioni diplomatiche specialmente con i paesi arabi della ragione, senza le quali non può verificarsi una penetrazione pacifica e proficua, ch'egli considera la più efficace, anche in vista di una soluzione della questione palestinese. Il diritto dell'Europa all'autodeterminazione va riconosciuto, ma anche i timori degli Stati Uniti e d'Israele dovrebbero essere compresi.”

4. “L'acuirsi del clima di sfascio in Italia contribuirebbe, da tale punto di vista, ad ostacolare l'avvento di un'Europa effettivamente federale, colpendo forse la maggiore tra le sue entità ispiratrici, la quale ha pure rappresentato il forziere di risorse e capitali per tutti quei faccendieri, lottizzatori e criminali che hanno sempre avuto tutto l'interesse di collaborare con i nemici interni ed esterni della democrazia italiana. Se una simile interpretazione degli eventi contemporanei è fondata, il recente assassinio dell'onorevole Lima in Sicilia riveste un significato che non si limiterebbe alla politica interna, nonostante la tendenza a spiegarlo in relazione ai nuovi provvedimenti contro la Mafia ed all'imminenza delle elezioni. Durante gli anni settanta si tendeva a spiegare il terrorismo in relazione alla politica interna. Sandro Pertini era convinto che i fatti italiani andavano spiegati in un contesto internazionale, così come si è potuto dimostrare all'indomani della caduta del muro di Berlino. E' indiscusso, intanto, che la Mafia sia un fenomeno internazionale e che in Occidente vi siano delle forze avverse alla democrazia italiana ed europea collegata al magistero cattolico ed ispirata alle encicliche sociali di Giovanni Paolo II, oppure di sinistra in genere, benché oggi si guardi con avversione più ai fondamentalismi religiosi che ai residui di marxismo. Forse colpendo nella maniera in cui si è fatto, si è voluto punire Andreotti per il suo protagonismo europeo, per certe sue affermazioni contrarie anche agli interessi di vecchi amici, per la sua adesione attiva alla dottrina etico-sociale del magistero cattolico, per la tiepidezza dell'adesione italiana alla guerra nel golfo, per il suo tentativo di facilitare l'obiezione di coscienza in vista di altri conflitti, e per il fatto ch'egli rappresenta, in definitiva, un grave ostacolo all'avanzata delle forze autarchiche, le quali invece sembrano oggi preferibili agli occhi di coloro che concepiscono la democrazia solo in quanto consenziente con i propri progetti di dominio. Se ciò è vero, le vicende e le sorprese non sono finite, perché, se i potentati occidentali, palesi ed occulti, sono agguerriti, determinati e sofisticati, non si pensi che il Cattolicesimo non sappia come affrontare coraggiosamente le sfide e le calamità della storia. E' stata prevista la caduta di tutti i fondamentalismi religiosi che esprimano un comportamento politico contrario ai progetti autarchici, ma la lotta sarà molto dura su tutti i fronti, perché è noto che per ambedue le forze è determinante vincere sia sul versante dei sistemi di produzione che nella battaglia dei mass media per assicurarsi il favore dell'opinione pubblica (si spiega la promulgazione di uno specifico documento del Magistero dedicato all'uso dei mass media). Quel che si teme infatti è l'eticizzazione dei processi logici dell'intelligenza europea, perché in tal caso si dovrebbe rinunciare sia all'autarchicizzazione dell'Europa che alla supremazia ed alla automaticità delle leggi di mercato del liberismo.”

In nome della libertà e della democrazia si può dichiarare guerra a popoli e nazioni governati da un sistema che l’Occidente considera inferiore. Quando ciò avviene è una necessità ed un dovere civile verificare che la democrazia e la libertà che si esportano con la guerra siano veramente tali e che quei governi che si vogliono distruggere non siano invece mostri ed alternative prodotti quale rimedio, compensazione o reazione ad una democrazia occidentale governata da un’autonomia etica in nome della libertà di mercato divenuta legge a se stessa. Il sospetto che la legge del più forte e della presunta “selezione naturale della specie” sia all’origine del nuovo potere economico-politico e che tale legge riduca pesantemente il significato di democrazia e libertà, spinge ad una semplice conclusione: le guerre di religione sono poche ma le guerre di sopraffazione sono tante. Se l’obiettivo fosse stato soltanto la difesa d’Israele e la salvaguardia della democrazia, la guerra in Irak poteva con molta probabilità essere evitata. La storia ed i precedenti dell’Irak indicano semplicemente che la Mesopotamia era obiettivo occidentale da molto tempo. Quel che mancava era il pretesto, il quale è stato trovato nello stesso rimedio che era stato promosso e sostenuto: Saddam Hussein. Il mio obiettivo non è addentrarmi nei precedenti storici dell’Irak, bensì limitarmi ad una veloce valutazione etica di quella democrazia che vuole operare il cambio di regime e liberare gli irakeni, dimostrando che nonostante l’orrore l’Europa non è immuna da quella stessa logica di “lotta della specie” che produce violenza, guerra, ingiustizia. Il tempo della disciplina per l’Irak era maturo ma chi disciplina e controlla in Occidente la sostanza della democrazia, dove ormai si vogliono trasformare i governi in aziende private che non vedono l’ora di eliminare regole, statuti, costituzioni, magistratura, sindacati: non è questa guerra? La guerra in atto in Occidente è anch’essa guerra alle leggi, principi e statuti internazionali. Gli USA sono chiaramente in rotta di collisione con l’ONU, non tanto per il rifiuto di fare la guerra all’Irak nei tempi e nei modi desiderati, bensì perché la definizione americana di democrazia e libertà sono in un processo di deterioramento morale a livello internazionale. L’EU si trova nel bel mezzo di questa crisi morale che investe la legittimità dei sistemi economici e della ormai cronica discrepanza tra stato del diritto e democrazia. L’EU, l’ONU ed il Vaticano sono ormai consapevoli che tra le pieghe ti tale discrepanza vanno anche interpretate le forme di povertà e le tendenze alla dittatura, benché altre cause culturali e religiose interferiscono con tali problemi. Gli USA avvertono i codici ONU-EU-Vaticano come incompatibili con la propria democrazia, la quale è tradizionalmente incline a forme di iperliberismo/deregulation economico-finanziari. Doversi sentire passare sotto gli esami etici di una legge internazionale equivale per gli USA all’anticamera della propria estinzione come “way of life”. Le obiezioni americane a tale processo sono numerose, ma possono essere riassunte nella necessità di garantire una sicurezza globale ed i mezzi finanziari e militari per far fronte alle forze ostili alla civiltà. In seno a tali obiezioni dunque si cela anche l’alibi di un sistema economico “forte”. E’ come il gatto che si mangia la coda: l’ONU e Co. dicono che la giustizia e la solidarietà promuovono la pace e la sicurezza globale, mentre gli USA e Co. sostengono che la forza ed il potere prevengono l’insicurezza ed il terrorismo da parte di forze ostili sempre pronte a distruggere gli USA e l’Occidente. La vera dottrina della “prevenzione” del Presidente G.W.Bush ha quì la sua vera genesi, i cui motivi gli sono stati esposti e spiegati gradualmente sulla base di una tesi di Paul Wolfowitz del 1992 – a lungo osteggiata da Colin Powell. L’11 Settembre ha solo confermato la tesi dell’PNAC agli occhi della Casa Bianca, la quale da una iniziale visione di ritirata si è ritrovata a dover ammettere che la civiltà americana può sopravvivere soltanto a condizione di una visione geopolitica disponibile alla prevenzione ed alla conquista globale. Naturalmente, la logica del PNAC è indiscutibile, patriottica e perfettamente morale per la stragrande maggioranza degli americani a partire dall’11 Settembre, ma il suo limite si cela dietro le quinte: ossia nell’assunto che la democrazia e la libertà USA siano veramente la “Democrazia” e la “Libertà”. Così invece di “prevenire” riflettendo sulla necessità di riformare o migliorare la sostanza della democrazia, prima dell’11 Settembre – ad esempio cogliendo le occasioni della Conferenza di Durban – gli USA subivano l’invasione di un’ulteriore esasperazione del liberismo economico e della deregulation, fino all’instaurazione di un processo irreversibile di acquisizione del potere politico e del governo da parte dei potentati economici, con conseguente ulteriore perdita di legalita e compatibilità coi principi e le leggi internazionali del diritto, normalmente garantiti da molte costituzioni nazionali: era l’epoca dei crimini e degli scandali finanziari che ora rischiano di diventare pratica legale di un libero e globale mercato governato da una sua etica indipendente e privo dell’ingerenza di governi nel processo di diventare fantocci e propri soggetti. La vera causa dell’incomprensione e della crisi di comunicazione tra la Casa Bianca e l’ONU è da ricercare nelle parti in conflitto di interesse, tra le quali sicuramente primeggia quel libero mercato che vuole scrollarsi di dosso il peso di un’etica globale che non sia la propria. Certe forze economiche si sono serviti della paura e del rischio di un attacco alla propria civiltà, religione, interessi, per coagulare forme di alleanze improprie tra concezioni e forze economiche illegittime e forze determinanti dell’opinione pubblica, della cultura e della religione. Altrimenti è arduo spiegare il ruolo subalterno della cristianità americana nei confronti di un libero mercato che ha ufficialmente dichiarato la sua indipendenza etica e la sua vera derivazione dal Naturalismo e dall’Evoluzionismo. I cristiani evangelici che hanno rifiutato tale connubio e convergenza di interessi nel nome del bene dell’America, sono stati da lungo tempo isolati e rappresentano un rudere intellettuale dell’Intellighentia europea, del “socialismo” ONU e del moralismo papalista: esattamente l’antitesi del patriottismo PNAC di Paul Wolfowitz ed ormai di ¾ dell’America. Allo stesso tempo è vero che a causa dell’interferenza della natura umana (così incline alla lotta), i privilegi della vera democrazia possono e devono essere applicati secondo criteri di sicurezza. In altre parole, gli statuti dell’ONU e le encicliche sociali del Vaticano richiedono la forza della persuasione e della disciplina nei confronti di chi si aspetta la giustizia sociale, la pace e la libertà senza offrire il contraccambio. L’America ha delle buone ragioni ma i suoi falchi se ne stanno servendo per collocare il “Libero Mercato” in una situazione di dominio totale, per cui è necessario che tali buone ragioni siano esse stesse sotto sorveglianza e disciplina, finché naturalmente ciò è possibile e se veramente l’Europa lo vuole, per non limitarsi allo sdegno che non costa riforme economiche e culturali (in pratica il riconoscimento dell’etica sociale vaticana applicata all’economia, di cui il Presidente Berlusconi non credo sia entusiasta). In teoria (se veramente ce ne fosse la volontà) l’ONU e gli USA potrebbero dunque essere i due poli estremi entro il cui spazio le nazioni e l’Europa potrebbero trovare il criterio per operare, senza diventare procrastinatori da una parte e guerrafondai dall’altra. Gli USA hanno ragione nel chiedere disciplina e sicurezza, però allo stesso tempo le incompatibilità con gli statuti ONU e la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo hanno raggiunto un livello di guardia ad indicare che l’America ha deciso di promuovere la sua democrazia a livello mondiale, per dimostrare che una volta eliminati i nemici, le dittature ed °isolati° i falsi intellettuali social-monoteisti, essa funzionerà in tutto il suo fulgido splendore. Ed in effetti se tale traguardo venisse raggiunto la forma di governo planetario consisterebbe in quella “Global Governance” che per l’appunto il libero mercato promuove attraverso istituzioni quale la World Bank, e che consiste in una democrazia plutocratica capace di gestire le risorse e risolvere i problemi planetari secondo una logica organica. La conseguenza di tale conquista consisterebbe in una dicotomia tra Storia e Cultura, in quanto gli eventi umani avrebbero ubbidito ad una dinamica perversa dello Spirito della Storia, che in Filosofia è la necessità determinata dalla struttura stessa della “Verità” insita nella “Realtà”, nel senso che l’intera costruzione spirituale e metafisica della cultura classica (tradizioni monoteistiche e Cristianesimo compresi) si ridurrebbero ad un rudere di antiche mitologie per far spazio ad una sola vincente filosofia di marca naturalista ed evoluzionista. L’America non ha capito che la vittoria della “Global Governance” del libero mercato significherebbe la fine della Legge e del Diritto così come è concepito oggi dall’ONU, oltre che l’estinzione del Cristianesimo e suoi similari. Fare i conti della posta in gioco è semplice: siccome le ideologie sociali non sembrano in grado di frenare, moderare o riformare il libero mercato e le sue forze alleate (avete potuto fermare la guerra in Irak? No!), quel che rimane in difesa di una visione “classica” del mondo è l’Apocalittica, ultimo baluardo del senso ontologico delle cose e caposaldo di una soluzione giuridica (nel senso di far giustizia) della Storia Umana. Se l’Apocalittica si dimostrasse infondata e mitologica, vuol dire che la Storia e l’Universo sono il dominio assoluto di chi ha il coraggio della forza a prescindere da ogni criterio spirituale di giustizia e nozione del diritto naturale. Allora frenare la competizione; interferire con la “selezione naturale della specie”; ostacolare il libero mercato ed I suoi alleati per la “Global Governance”; obiettare e manifestare contro le guerre della “democrazia”; altro non sarebbe che disonorare le leggi naturali che ci hanno condotto ad essere ciò che siamo: la definizione di peccato per eccellenza. A tale conclusione giungeranno presto centinaia di milioni di essere umani, tra I quali centinaia di milioni di ex cristiani/mussulmani/giudei ed ex social-[..]: tutti insieme saranno un giungla di qualche miliardo. Gli altri che rifiuteranno di essere “marchiati” saranno attratti dall’Apocalittica quale polarità naturale della propria resistenza. Israele crede di aver sistemato la sua logica di alleanze, ma secondo l’Apocalittica dovrà rivederla quando i tradizionali alleati acconsentiranno alla sua conquista. Oggi ciò è inverosimile ma quando si vedrà che le nazioni in cambio della propria resa e cessazione di conflitti - che a tratti saranno tragici ed estesi anche per chi vince, esigeranno la testa d’Israele e qualche altra concessione di tipo sociale, allora si capirà che la fonte del monoteismo non può scegliersi gli alleati tra i seguaci del °dio delle fortezze° (Daniele 11: 38). Coloro che resisteranno saranno coloro credono in una soluzione alternativa e metafisica della Storia, per cui l’alleanza con l’Apocalittica sarà condizione essenziale per la resistenza, benché divenendo capri espiatori del male antropologico che si risolverà soltanto all’avvento del Regno di Dio. Il conflitto che stà per mettersi in moto è in realtà l’espressione spirituale di due concezioni polarizzate della Storia e del mondo.

Il Presidente G.W. Bush è nel mezzo di un ciclone dal punta di vista delle responsabilità storiche: egli si allea con l’PNAC ed il progetto della “Global Governance” della World Bank ed allo stesso tempo chiede al DIO della Bibbia di benedire l’America: è giunto il momento in cui l’America deve scegliere tra Dio e Mammona perché la vecchia sintesi non funziona più e Dio potrebbe aver deciso da un pezzo di dimostralo nei fatti! La Casa Bianca ha sì dato l’impressione di voler applicare la Business Ethics agli scandali finanziari, ma la resa etica e globale della democrazia americana in termini di CSR (Corporate Social Responsibility) non convince (a dir il vero neppure quella degli altri, quali l’EU). Chi dunque controlla o disciplina l’America? Chi può imporre agli USA un tribunale internazionale? E solo l’America a non dover dar conto a nessuno essendo la nuova legge globale per definizione o ci sono altri nel mucchio? E’ proprio vero che l’Europa è tanto idealista? La Russia e la Cina cosa veramente pensano di fare e quale sarà la reazione o vendetta islamica nei prossimi mesi-anni? Quale il rischio per Israele e la Chiesa di finire quali capri espiatori? Guerre globali ed ecatombi in arrivo? Ecco dunque tutta l’attualità dell’Apocalittica e della vigilia dell’ultima settimana di Daniele, dove i temi dell’autarchia, della soperchieria, dello stravolgimento dell’Etica e della Legge vengono messi a fuoco e risolti nell’intervento divino. Controllare i progetti cari agli USA ed al libero mercato è proprio l’anima di questo scritto, perché così facendo si comprende che cosa s’intende per “Regime Change & Democracy”.

La seguente riflessione/valutazione non è solo teorica, essendo costruita sulla base di esperienze personali e di uno scambio di lettere ed opinioni con operatori del settore economico-finanziario, ma anche con entità della religione sempre più influenzate dagli stessi criteri di potere ed autonomia che governano il mercato. In sostanza il “Conflitto d’Interesse” è la versione elegante di una pratica umana divenuta sistema e dinamica di guerra su scala mondiale: “corruptio optimi pessima” - conquista imprenditoriale e tecnologica di risorse e territori (clean war). La definizione di crimine si aggiorna come si aggiorna l’Etica ormai divenuta per le multinazionali e le confindustrie “scientifica, adulta ed indipendente”. Capisco l’esigenza pratica di chi può interessarsi all’apocalittica: cosa gli europei devono fare in questa nuova epoca di guerra e minaccia del più forte? Armarsi potrà essere un deterrente ma senza metter mano alla Giustizia secondo un’etica legittima sarà tutto tempo perso, perché non saranno i muscoli delle armi e della tecnologia a salvare dall’ira a venire. In pratica però l’apocalittica ha molte cose da dire all’Europa circa le sue scelte ed il suo destino. Una cosa posso anticiparla: che siano gli USA o l’Europa a guidare una nuova federazione occidentale, entrambi fanno parte della stessa entità, con la differenza che uno tra i due avrà un potere reale equivalente ad un terzo dell’intera federazione composta alla fine di otto elementi e dunque in grado di governare sull’intero corpo. La resistenza non violenta è regola specialmente durante i sette anni, ma già sin d’ora è in vari casi applicabile e necessaria, unitamente a decisione improrogabili per l’EU – vediamo quali.

1. Le nazioni impreparate militarmente hanno l’urgente necessità di entrare in una federazione di stati capaci di deterrenza internazionale. E’ probabilmente anche il caso della Corea del Nord, la quale deve decidere se unirsi al Sud o passare con la Cina. 2. I paesi °non allineati° devono con urgenza capire che si tratta della fine della loro autonomia. 3. I paesi arabi devono immediatamente scegliere una delle seguenti opzioni, ad esclusione di altre non raccomandabili e tragiche: la resa immediata al governo ONU, oppure in alternativa all’EU, o la resa incondizionata agli USA. Prima che le truppe americane entrassero in Irak ho scritto all’Islamic Council ed Al-Jazeera per spiegare la necessità di non opporre resistenza, ma senza risposta e naturalmente senza disporre di alcun credito e credenziali: un “fesso qualunque” non può dire ai paesi arabi cosa fare, ma se l’Irak avesse ceduto immediatamente il governo all’ONU, oppure in ritardo aperto le porte agli americani tutta questa distruzione e morte sotto i nostri occhi sarebbe stata evitata. Gli arabi devono rendersi conto che la loro resistenza sarà inutile e controproduttiva. La resa non significa che gli arabi ed i mussulmani siano nel torto e gli occeidentali nel giusto. Io comprendo l’ira degli arabi, ma quello che non giustifico è il rigetto del diritto dello Stato d’Israele. Così facendo si è spaccato il fronte monoteistico ed i pretesti di oppressione e dominio delle forze del libero mercato ed i loro governi in conflitto d’interesse ne sono stati la conseguenza. Non si risolve il problema degli arabi col terrorismo ed amazzando ebrei e cristiani: così facendo si crea solo l’alibi (molto atteso e benvenuto ai Conquistatori) per essere attacati e massacrati. La strada da battere è tutt’altra. Non parlo solo teoricamente fornendo consigli che non costano nulla agli arabi. Le mie modeste esperienze a servizio di una multinazionale sono tali da poter dire con cognizione di causa che conosco le conseguenze dell’iperliberismo sulla vita reale di coloro che si ritrovano come impiegati, cittadini ed essere umani del terzo e quarto mondo, a subire di prima persona i danni inflitti dalle ingiustizie del libero mercato. Sono anche un testimone dello sfascio giuridico che i nuyovi governi in conflitto d’interesse hanno determinato e non ho ombra di dubbio nel dire che la Legge, le costituzioni civili, i diritti dell’uomo ne scono completamente ammaccati. Una rete di operatori a servizio di questi enti economici e governi fantocci conculcano costantemente il diritto e la giustizia: un esercito di avvocati, medici, psichiatri e supervisori di giustizia resi impotenti da riforme snaturate, è diventato strumento a servizio di lobbies e potentati economici il cui obiettivo e di spendere meno possibile e guadagnare più che si può, aggiudicandosi o invadendo appalti, materie prime, risorse e territori. Criminalità sistematica, conflitto d’interesse ed incostituzionalità di governi fantocci sono una realtà kafkiana di cui sono testimone a mie spese, lacrime e sangue. La mia cronaca kafkiana dello scontro con tali forze è un ricco volume depositato nel mio archivio, perché ormai la giungla sfugge ad ogni giustizia e controllo quando non si può pagare il carogiustizia. Le Sacre Scritture ci dicono che l’amore del danaro è radice d’ogni male (1Tim. 6:10) e che negli ultimi tempi infatti la bestialità dell’uomo sarà pari soltanto alla sua arroganza e spietata brama per il potere. (2Tim. 3:1-5) Ecco dunque la nuova °Etica Indipendente°: la riduzione dell’uomo alla bestialità. Per forza la °Legge della Selezione Naturale della Specie° sarà sempre più di moda presso la civiltà del Libero Mercato dell’Etica Indipendente ma fasulla e puerile sia per il mondo accademico che per il Regno di Dio! Infatti, le stesse lobbies, potentati economici e governi fantocci che si fanno belli nei forum della Business Ethics diella propaganda CSR (Corporate Social Responsibility) sono gli stessi indagati dal “Global Corruption Report” (http://www.globalcorruptionreport.org). Cercate e troverete anche le lobbies italiane. Se dico agli arabi di controllare la propria ira è perché ne sò qualcosa io stesso. Se l’Islam è sottomissione e resa a Dio, allora è necessario aspettare °l’apparizione… del Dio delle Vendette” (Salmo 94:1, cfr. Rom. 12: 17-21). L’apocalittica assicura che le sofferenze e le preghiere dei santi sono custodite sull’altare davanti a Dio per il giorno dell’ira quando l’angelo prenderà °l’incensiere”, lo riempirà del fuoco dell’altare e lo getterà sulla terra. (Apoc.8:3-5) Della “Libera Giungla” – provocazione ed affronto al Regno di Dio – con tutti I suoi civili ed evoluti animali non si troveranno neppure I frammenti. L’Islam deve smettere di perseguitare e spendere le proprie sostanze ed energie in un ira incompetente e prematura, e dedicarsi invece alla sottomissione delle promesse divine. Se così non sarà (ed infatti le profezie ci informano che molti saranno di opinione diversa) invece della soluzione si diventerà parte del problema e destinatari della medesima ira divina. 4. Israele dovrebbe stipulare un accordo di pace regionale e con i palestinesi prima che a farlo sia il Piccolo Corno. Naturalmente anche per Israele un °fesso qualunque° non può aver ragione. Perciò è risaputo che Israele passerà sotto la trafila escatologica del Piccolo Corno, pensando di trovare in lui protezione e facendosi rappresentare da un’altro fallimentare messia, collaboratore del precedente. 5. L’Europa deve rendersi conto che d’ora in poi ogni metro di spazio economico, politico, territoriale e militare deve essere difeso senza errori e soluzione di continuità, perciò tra le altre operazioni economiche e politiche, un esercito europeo aggiornato tecnologicamente e massiccio con una CIA ed un Pentagono europei devono immediatamente diventare “TOP PRIORITY” – tale visione richiede conseguenze ed azione immediate. Ogni errore e titubanza costerà “metri di spazio” in favore degli aspiranti al controllo della IV bestia. Domanda: così facendo non ci si candida al Piccolo Corno? No se l’obiettivo è l’etica del Regno di Dio e la Giustizia. L’effetto sarebbe comunque di conservare e promuovere gli interessi del continente europeo durante l’ascesa al potere del Piccolo Corno (comunque e chiunque esso sia). Deve esser chiaro che dal tempo del profeta Daniele, una o l’altra bestia è comunque al potere, essendo °la città dell’uomo” agostiniana una condizione ineluttabile per la civiltà e la storia dell’Umanità, e comunque necessaria per la transizione alla “città di Dio°. Nell’attesa messianica la città dell’uomo (“Roma -IV bestia”) va comunque promossa e difesa e la degenerazione in Piccolo Corno non deve essere mai concessa per resa scontata, finché essa non diventi realtà. Inoltre così facendo l’obiettivo europeo non dovrebbe essere l’acquisizione dello status del Piccolo Corno, bensì almeno il consolidamento di “7 corna” che diversamente andrebbero perse a favore dell’VIII re (il Piccolo Corno). Compiendo tale operazione l’EU non dovrebbe ignorare che nel suo stesso corpo esistono forze candidate al Piccolo Corno, trovandosi dunque in conflitto su vari fronti e sia esterni che interni. L’MD Code contiene delle indicazioni circa tali fronti. Mentre gli USA non trascurano le categorie dell’Apocalittica (non fosse altro che per fini di potere è risaputo che CIA, Pentagono e White House hanno i propri consulenti) l’EU sembra piuttosto a digiuno di tale sensibilità e linguaggio – e ciò complica le cose e rende l’Europa più ingenua e vulnerabile, oltre che di modesta visione nella capacità di previsione storica e sociologica a lungo e corto raggio, riducendosi a lenti e pesanti movimenti economici da °Armata Spagnola°, senza intuizione, velocità e °copertura aerea°.

NOTE. L’argomento che gli eserciti europei saranno secondo le profezie usati contro Israele è in realta una falsa obiezione. L’altro assunto errato da parte d’Israele e degli stessi americani è che mentre gli europei attaccheranno Israele, gli eserciti americani rappresentano la sua difesa. Profeticamente le cose vanno diversamente: chiunque sia il Piccolo Corno, tutte le nazioni attaccheranno Israele, per cui la soluzione non è armare fino ai denti l’America e disarmare l’Europa, perché così facendo si lascerebbero gli europei senza difesa adeguata contro la lesione di quei loro legittimi interessi che sono in sintonia con l’ONU. Il comando delle profezie ad Israele è di non opporre resistenza militare nei confronti del Piccolo Corno. L’esercito EU così come quello USA e tutti gli altri non avrebbero comunque alcuna legittimità di guerra ad Israele durante il governo del Piccolo Corno, per cui i soldati saranno chiamati alla defezione ed all’ubbidienza del Regno di Dio – brutti tempi e scelte cruciali. L’esercito europeo non sarebbe legittimato ad attaccare nessuno comunque, perché la sua funzione legittima è soltanto di deterrenza e difesa, per cui non si pensi che il trattamento nei confronti d’Israele debba essere diverso da quello nei confronti dei paesi arabi. La strategia d’Israele alla vigilia della LXX settimana di Daniele deve essere di preparazione alla sopravvivenza non tramite la difesa militare, bensì tramite la resa ed i modi suggeriti nel capitolo XII dell’Apocalisse. Le specifiche strategie di tale sopravvivenza d’Israele e della Chiesa rientrano nella sfera dei codici di sicurezza dell’apocalittica..

Tutto ciò non toglie che i singoli cittadini siano chiamati a fare le proprie scelte ed a scegliere i propri amici. Persino la cucina di casa potrebbe essere “liberata” ma nessuno potrà imporre i compagni di breakfast – ehilà, non voglio dire che gli USA hanno torto e tutti gli altri ragione! Io penso piuttosto ad un equilibrio di forze, eserciti e schieramenti intercontinentali in deterrenza tra loro, che ritrovano nell’ONU le condizioni per la coesistenza. Se siamo però alla vigilia di una preponderanza ineluttabile di una forza su tutte le altre ciò non vuol dire che si deve anticipare l’ultima settimana di Daniele e che gli individui devono arrendersi. In altre parole l’individuo e la sua coscienza saranno la grande forza durante l’ultima settimana di Daniele. D’altra parte era scritto: “Chi è colui che vince il mondo se non colui che crede?” Talvolta le mie lettere alla World Bank compaiono col termine di M Code. MD Code è invece per la citazione del libro sulla tradizione apocalittica.

Prima di avvicinare l’argomento della World Bank, vorrei esprimere la mia soliderietà e cordoglio per le vittime tra giornalisti e reporters a seguito di un attacco che appare ingiustificato all’Hotel Palestina. La tristezza del mondo della stampa sembra prendere corpo in una laconica riflessione di Silvia Palestra apparsa su l’Unità dell’8/4/2003: “Il secolo della nuova oligarchia.” http://www.unita.it/index.asp??SEZI...;TOPIC_ID=24843 La fondatezza della previsione apocalittica di una plutocrazia mondiale fà infine capolino nel mondo dei mass media e non mi sorprenderei se presto venisse presa sul serio. Il progetto di un’etica indipendente e globale del Libero Mercato e le dichiarazioni programmatiche americane www.newamericancentury.org. per il nuovo assetto del pianeta sembrano in perfetta sintonia. Vorrei incoraggiare Silvia Palestra ed il mondo della stampa a non dare per scontato che la nuova oligarchia occuperà l’intero secolo. Se le previsioni apocalittiche sono fondate:

1. innazitutto altre forze influiranno sulle decisioni della nuova dittatura “democratica”. 2. l’oligarchia occuperà un periodo di 7 anni a partire dall’accordo israelo-palestinese. 3. l’impatto più terribile si limiterà a tre anni e mezzo 4. per individuerà tutti gli elementi incompatibili l’oligarchia prendera tempo 5. le profezie suggeriscono rimedi anche se talvolta parziali

Silvia apre con una considerazione: “Leggendo i giornali italiani, da qualche anno a questa parte, lentamente, solo lentamente si è cominciato a parlare di Impero.” Silvia ricorda nel suo articolo cosa scrisse Repubblica quando uscì negli States il libro “Impero”: “ah!, questi intellettuali americani un po' di sinistra, radical, che prendono il cappuccino e leggono le tesi fantapolitiche di uno come Tony Negri. Forse quegli stessi intellettuali, professori universitari, al contrario dei nostri, all'epoca erano ben coscienti di quello che si stava preparando…E questa oligarchia che ha preso in mano i destini del mondo, cos'altro è se non una centuria armata fino ai denti decisa a difendere i propri interesse.” In “quegli anni” la mia tesi di laurea era nei pasticci perché la mia fantapolitica apocalittica in previsione di un’oligarchia mondiale imminente era destinata a non farmi laureare: Bad luck! Ogni sezione del Pnac - Project for the New American Century – è rilevante per cogliere le connessioni con il progetto della World Bank, oltre che per valutare fino a che punto le previsioni apocalittiche sono verosimili. Il riferimento non è solo agli USA ma all’intero complesso coinvolto dai progetti di governo globale. In questo estratto non commenterò i contenuti del PNAC e mi limiterò soltanto a semplici osservazioni.

1. Diciamo che gli USA hanno delle buone ragioni per prevenire il terrorismo, a prescindere da possibili cause macroeconomiche che possono favorire le tensioni internazionali. 2. Diciamo anche che l’ONU doveva essere più ferma con l’Irak e stabilire delle scadenze prima che gli USA perdessero la pazienza.

Quando andiamo a

1. esaminare attentamente il programma e la dichiarazione di principio del PNAC; 2. tradurre il suo codice in chiave geopolitica; 3. notare la data del progetto (prima dell’11/9) 4. le firme degli aderenti;

Non posso che farmi le seguenti impressioni:

1. L’obiettivo PNAC non è la legalità ONU e gli statuti internazionali; 2. Gli USA mirano alla supremazia imposta ad ogni costo; 3. La forza militare è lo strumento decisivo per il potere; 4. Gli interessi americani globali sono il criterio per l’azione; 5. Il Nuovo Ordine Mondiale è la Pax Americana; 6. Solo la democrazia USA e non l’EU o l’ONU definiscono il governo globale; 7. La Guerra è “la grande opportunità” più che una spiacevole necessità; 8. L’EU è un problema per il carico morale ed intellettuale delle sue inclinazioni alla “debolezza”; 9. Dovunque c’è qualcosa che non quadra e gli USA sono la medicina.

Del dubbio che ci sia qualcosa di serio che non funzione nella democrazia americana neanche l’ombra. Della necessità di disciplinare l’economia ed il libero mercato per adeguarlo ai principi internazionali ed all’etica (non dico cristiana) ma perlomeno convenzionale - conforme alla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo ed alle costituzioni dei paesi civili – neppure la minima traccia. Il PNAC trasmette l’impressione della Storia Umana ridotta ad un progetto di potere. Tutti hanno torto: Platone, Gesù Cristo, St. Agostino, l’ONU, l’Europa, il Vaticano e presto anche Israele e le Scritture. L’America diventa principio e fonte d’autorità e verità. L’EU specialmente diventa il regno del male intellettuale che si aggiunge a quello spirituale del Vaticano. Per il PNAC gli europei non sanno più come si governa il mondo! Sono convinto che gli USA avrebbero dei nemici anche nel caso in cui si promulgasse una revisione etica della politica e dell’economia: l’esperienza Carter lo dimostra. Il numero dei nemici sarebbe però ridotto al minimo e le ragioni non potrebbero fare appello alla giustizia sociale, come infatti Osama Bin Laden ha fatto nella sua “Lettera all’America”. Gli USA hanno mancato alla vigilia dell’11 Settembre due occasioni d’oro per annunciare la volontà di rivedere i principi su cui si base l’economia mondiale e promuovere la solidarietà e la compassione: la Conferenza di Durban ed il summit dei G8 a Genova. Mi chiedo perciò (da 25 anni) se gli evangelici fondamentalisti americani (a cominciare dai profeti della Casa Bianca) non abbiano trascurato il carattere profetico del loro mandato e perso l’occasione per consolidare il Regno di Dio e la Sua Giustizia anziché l’etica autonoma del libero mercato della presunta democrazia globale che non deve dare conto a nessuno. Fenomeno previsto in pieno dall’MD Code: senza etica sociale cattolica le chiese tendono a trasformarsi in strumento della Città dell’Uomo: in particolare di quella americana. La riforma evangelica in America dovrebbe seguire con urgenza l’esempio di Jimmy Carter, perché presto la cristianità americana, White House e World Bank saranno a rischio di fusione in un’unica visione del mondo. La democrazia americana è di gran lunga preferibile alle dittature, ma quì il criterio di paragone per gli USA devono essere le istituzioni internazionali. La mia opinione è che si arriva in fondo alla presente valutazione ad un crocevia: da una parte la via americana, con l’etica autonoma e globale del libero mercato, dall’altra la via dell’ONU con la sua democrazia per tutti, a condizione della sicurezza globale e della giustizia sociale che limita e disciplina il liberismo economico. Allo stesso crocevia nasce l’interrogativo: se l’America è libera e democratica perché si oppone alla libertà ed alla democrazia dell’ONU? Forse perché la sicurezza è a rischio? Forse perché l’ONU tollera le dittature ed è lenta nell’azione? Oppure perché il sogno americano non è compatibile con un mondo dove la legge, la democrazia, la libertà e la giustizia sono uguali per tutti? Sembrerebbe tutto chiaro e limpido: l’America ha torto e l”ONU, l”EU ed il Vaticano ragione. Silvia ha visto giusto e capito perfettamente il progetti americani per il nuovo secolo, ma quello che è poco noto e discusso sono le ragioni per cui il numero dei signatari del PNAC è andato crescendo sulla linea di un vecchio ed archiviato documento di Paul Wolfowitz del 1992 e sempre osteggiato da Colin Powell. George W. Bush pensava piuttosto a disimpegnare l’America sul fronte internazionale e lasciare il mondo al suo governo regionale e continentale. D’un tratto la strategia di “Contenimento” tradizionale della Casa Bianca era diventata in poche ore la vecchia teoria “Preventiva” di Wolfowitz. Già si sapeva che l’Irak stava sfuggendo al controllo da quando gli ispettori avevano mollato la presa nel 1998, ma con l’11 Settembre l’insucerezza diventava necessità di controllo globale. Tutto ciò vuol dire che gli USA hanno ragione e tutti i soliti altri torto? La verità, come al solito, è a metà strada, perché gli uni ormai fanno un uso dell’Etica e delle Leggi Internazionali talvolta incompatibile con la “Global Security”, tendendo al lassismo, mentre gli USA con la scusa della democrazia e della libertà hanno promosso un sistema economico-politico che ha messo in ginocchio centinaia di milioni di essere umani e relative nazioni. Dunque PNAC e Wolfowitz sono fondamentalmente la stessa cosa e l’obiettivo è il dominio mondiale con o senza il consenso internazionale. Il Presidente G.W.Bush non lo ha premeditato ma egli si ritrova comunque a capo di una nazione che ha un sistema ed interessi economici strutturati in un modo tale da condurre inevitabilmente alla globalità tramite un ciclo di guerre. Si poteva aiutare gli USA a capire che l’unico modo per sfuggire a questo destino era riformare eticamente la struttura economico-finanziaria, ma l’Islam fondamentalista ha commesso per l’ennesima volta lo stesso errore dei tempi di Jimmy Carter: anziché dialogare ed aprirsi alla democrazia ed ai principi dell’ONU ha preferito attaccare gli USA in un momento di presunta vulnerabilità con un presidente che si presumeva poco dotato e privo di leadership. La teoria di Paul Wolfowitz doveva restare l’ultimo rimedio – e non credo che gli USA abbiano tentato i rimedi fondamentali, prima di arrendersi alla visione “evangelica” (reaganiana) dell’America regno del bene in lotta col regno del male. La mia convinzione è che non riformando l’economia, gli USA sono condannati a dover tentare di vincere tutto per difendere la loro democrazia, la quale non è in perfetta sintonia con l’ONU ma capace di azione. La logica dell’apocalittica e ferrea ed intransigente: chi è nel processo del potere globale si candida alle primarie al Piccolo Corno; essa non discute del perché e percome gli USA hanno dovuto scegliere Wolfowitz e l’PNAC per lanciarsi al dominio del mondo.Il primo sigillo dell’Apocalisse (6:2) consiste proprio in una entità che ha già la reputazione del vincitore, ma che riceve una corona per vincere, ossia concludere il progetto del governo mondiale tra guerre, morte e distruzione. Che l’intero occidente sia parte di questo destino è spiegato nel MD Code, a prescindere dal ruolo – in via di definizione - che gli USA o l’EU interpreteranno. La mia personale opinione è che il rifiuto dell’Etica applicata al libero mercato per la sua disciplina nei termini del diritto internazionale, ha prodotto una condizione di negatività che in termini etici può essere definita come “punizione meccanica e metafisica”: una sorta di destino nefasto e frequenza spirituale negativa che condanna alla sconfitta attraverso la vittoria militare ed il potere globale, prima del declino definitivo dell’ultima superpotenza e della “Città dell’Uomo”.

L’Etica della World Bank

Nel 2001 nel corso di una e-conference della World Bank dal titolo “Global Business Ethics Standards E-Discussion” il seguente contributo fece la sua comparsa quasi a chiudere agli sgoccioli il forum, che invece risultò provocatorio per qualcuno che non mancò di rispondere: Kenneth W. Johnson http://www2.worldbank.org/hm/hmethics/0310.html - A tra poco dopo aver cliccato ed esaminato il documento… La World Bank sembrava voler intraprendere un corso di eticizzazione imprenditoriale ma certe affermazioni di Kenneth andavano, anche se diplomaticamente, sottilmente lontano da questa meta per riproporre un quesito che frulla in più di qualche cervello da qualche tempo: la Business Ethics che il libero mercato vuole consacrare in nome della legge naturale è veramente etica e conforme al diritto naturale? E’ la nozione di “diritto naturale” manipolabile ed adattabile a secondo dei riferimenti filosofici primari? A quale filosofia si ispirano le corporazioni e le multinazionali che vorrebbero instaurare e consolidare delle norme di “Corporate Social Responsability”? Ritornato da un viaggio dal sapore “antropologico”, Mr Kenneth W. Johnson prima appare paladino della democrazia ed il libero mercato presso antiche culture, poi subito dopo introduce il sua vero pensiero: “There seems to be a sense, moreover, that there is no ethical foundation for either democracy or a free market. I think that is a serious misunderstanding, and I would like to address it. It also ties directly into this week's topic “societal outcomes” because, for me, the most important societal outcomes are structural, procedural and systemic rather that any particular outcome such as environmental concerns or distributive justice. Why?” L’antifona era già chiara ma andava confermata e così Mr Kenneth procede: “The foundation of ethics is individual choice and shared purposes of people coming together to solve common problems and achieve shared goals. In my view, if one is concerned about conforming to a dictated set of standards, however imposed, we are out of the realm of ethics and into morality or law, which is based not upon the logic and applicability of the standards themselves, but upon the validity or power of the source of the standards. Protecting the environment and ensuring equal opportunity for all of a society's members are proper goals, but so are the means to achieve these goals.” Siamo alla logica del: “Il fine giustifica I mezzi”. Il secondo passo è compiuto: Mr Kenneth dice con eleganza che noi rispettiamo l’etica delle popolazioni in via di sviluppo, così come le potenze del libero mercato hanno diritto alla loro etica senza imposizioni da parte di un’entita giuridica che definisca per tutti gli standards dell’etica, la quale non può essere unificata se non dal potere e dalla sorgente di chi impone gli standards. E’ lo stesso conflitto tra Magistratura e Stato, quando un capo di governo dice: “Io sono sottomesso alla legge del Premier fatto dal popolo!” Dunque è questione di potere e non di accademiche autorità forensi nel senso classico ed umanistico. Il libero mercato dichiara di poter essere sottomesso solo alla legge del libero mercato ed è dunque per questa ragione che la Magistratura e le corti supreme devono essere sacrificate e riformate. Prendendo astutamente a prestito il concetto di autonomia e dignità di antiche culture, il terzo passo è in arrivo:”The ethics of a free market is built into the system itself.” Ma come si pone il libero mercato nei confronti delle culture individuali? Le successive affermazioni fanno chiaramente intendere che il libero mercato in quanto economia globale si trova a contatto con una enorme varietà di culture, perciò non si può definire in partenza tutte le regole. E’ in pratica il diritto di autogovernarsi ed autodefinirsi a seconda delle culture e delle circostanze. In realtà ciò che preme a Mr Kenneth è svincolare il libero mercato da un’etica universale che limiti la “mano libera”… finanziaria: “We do not know all or even most of the people we deal with to meet the individual and social needs of a global society. The foundation of a free market is free exchange based upon individual choice: consumers satisfying their most urgent needs through transactions free of fraud or compulsion. Thus, there is a limited role for government to prevent, detect, and punish fraud or compulsion, but not to dictate individual or other social choices. Long-term success for individual businesses, then, is based up cooperation, trust, and loyalty. It is virtually impossible to be successful over time without cooperating well with suppliers, employees, and others. Trust and loyalty are necessary as well. Trust where we do not know those we deal with well. Loyalty where we know them well enough to trust through some degree of experience.” Fiducia ed affidabilità all’insegna della spontaneità senza controllo da parte di un’etica globale. E faccio notare quì uno degli archetipi dell’opposizione alle Nazioni Unite, ai loro documenti di democrazia globale, alla Dichiarazione Universale Dei Diritti Dell’Uomo, dove i principi del diritto individuale, dai suoi rapporti con la società al mondo del lavoro, vengono sanciti. Quì si ritrovano pure i principi e gli articoli costituzionali per la definizione di ciò che debba intendersi per “CSR - Corporate Social Responsibility”. E la cosa interessante è che tali documenti sono compatibili con i fondamenti di tutti le religioni monoteistiche e con tutte le costituzioni civili, a prova che il diritto naturale è una nozione ben affermata nella coscienza umana. L’universalità di tale legge è confermata nel primo capitolo dell’epistola ai Romani e similari affermazioni dell’apostolo Paolo e della Scrittura. Il “pensiero dell’eternità” nell’uomo è stabilito da Dio, il quale ha pure stabilito il Diritto e la Gioustizia. Il problema per il libero mercato è che un’etica globale di origine monoteistica, inglobata negli statuti e nei principi delle Nazioni Unite e tradotta in CSR significherebbe una competizione troppo limitata ed una possibilità di arricchimento e sfruttamento – giocando sulle discrepanze sociali, costo del lavoro, omertà dei governi, manipolazione delle magistrature, corti supreme e lobbies – ridotta all’essenziale ed al ragionevole, senza eccessivi divari sociali ed economici. Sarebbe praticamente la fine del Capitalismo come lo conosciamo oggi e l’inizio di un egualitarismo che ritroverebbe nell’ONU (a fianco del Monoteismo) un centro di potere globale. Anche se ciò non è necessariamente pericoloso, dobbiamo ricordare che un potere globale e centralizzato di qualunque origine esso sia adempirebbe le profezie apocalittiche relative al “Piccolo Corno”, perciò il meglio che si possa auspicare, nell’attuale stato di cose e nell’epoca di transizione alla vera teocrazia del Regno di Dio, è un’etica universale con almeno tre organi di potere: l’ONU, i governi statali e locali (regionali, nazionali, federali o confederali), gli USA ed i loro alleati (ossia una sostanziale federazione/confederazione occidentale di controllo). Tale equilibrio non significherebbe però che non esiste un’etica globale e capace di regolamentare il mercato sulla base di una convenzionale CSR. Ne consegue che attentare a spaccare l’equilibrio di tale potere globale tripartite a vantaggio di una o due delle parti equivale al tentative di costituire una dittatura globale servendosi di strumenti economici, politici o di entrambi. Quando a tale tentative si aggiunge la manovra del rifiuto e boicottaggio di un’etica globale ed indipendente allora diventa chiaro ciò che oggi il libero mercato e le forze che gli sono dietro le quinte stanno cercando di fare. Le implicazioni per la sicurezza globale diventano allora palesi, perché è chiaro che una o due delle tre parti del potere globale o loro frazioni, oltre alle entità umane interessate, vengono a sentirsi sotto minaccia, la quale è evidentemente e teoricamente accompagnata da sfruttamenti, oppressioni e finanche tentativi di conquista territoriale e genocidio. Vista da tale prospettiva la tentazione degli USA di spaccare l’Europa in due aree d’influenza, la palese determinazione a conquistare e governare il Medio Oriente, la tendenza ad invalidare l’ONU ed a promuovere governi compatibili in giro per il mondo, altro non suona che come spaccatura di equilibri globali essenziali e rischio di adempiere per se le profezie del Piccolo Corno e della sua etica in conflitto d’interesse. Dal punto di vista della teologia biblica on ci sono dubbi: se gli Usa conquistano e governano l’Iraq, tutto il resto in MO cade ad effetto domino ed un patto israelo-palestinese promosso e garantito dalla Pax Americana introdurrà gli USA, i suoi alleati ed il Presidente di turno alla realizzazione delle profezie apocalittiche ed all’inizio dell’ultima settimana del profeta Daniele verso la Tribolazione. La reazione comunque delle altre parti sarebbe nel tempo tale che lo stesso patto israelo-palestinese verrebbe compromesso a scapito dell’incolumità questa volta d’Israele, e tale che l’America ed i suoi primi alleati in una nuova federazione occidentale verrebbero a trovarsi in una situazione di compromesso grave a pressioni per l’annichilimento d’Israele e per la socializzazione (comunque prima o poi) del libero mercato, in una nuova forma di potere che è un ibrido di dittatura economica e capitalismo internazional-socialista. Di democrazia alla fine di questo processo non ve ne sarà neppure l’ombra tra i nuovi plebei se non le manciate di un Menenio Agrippa Imperatore in cambio di servigi ai patrizi e del culto dell’Imperatore. Sarà pure che Saddam è “the lawless man” del momento ma quell che il nuovo sistema a scapito d’Israele produrrà sarà una mostruosità priva di etica senza precedenti nell’intera storia della razza umana. Una domanda essenziale per la comprensione della nuova etica (spontanea e “deregulated”) che il libero mercato sembra voler imporre è la seguente: quale è il sostrato culturale e spirituale dell’etica di mercato congeniale a Mr Kenneth W. Johnson e se tale sostrato è condiviso quale indizio perlomeno dalla World Bank (sarebbe una significativa punta dell’iceberg)? Sono la World Bank e gli USA sulla stessa linea? D’ora in poi chiamerò Mr Johnson con il termine di “K Code” per riferirci all’etica congeniale alla World Bank ed al libero mercato nell’accezione dell’iperliberismo, purché tale teoria venga confermata dalle risposte alle precedenti domande. Ma andiamo per gradi e vediamo intanto confermata la preocuppazione del K Code “to maximize the profit”: “Transaction costs are significantly lower and profits are considerably higher where cooperation, trust, and loyalty are deserved and abound. All the principles for action that are required to achieve this cooperation, trust, and loyalty form the body of free market ethics.” Ne consegue l’idea macchiavellica ed utilitaristica della Business Ethics: “For those familiar with ethical theory, a free market can be justified by maximizing individual choice and on a theory of utility: a philosophy that distinguishes between act utility (whether an individual act creates the greatest good for the greatest number) and rule utility (whether a general rule creates, on balance, the greatest good for the greatest number.) So, free markets and democracy can be seen as “systems utility,” that is, systems that create the greatest good for the greatest number.” Si noti che il libero mercato viene giustificato solo dalla produzione e dall’utilità e che la democrazia si ritrova come il libero mercato ad essere sistema di utilità per il maggior numero. Se nel frattempo dunque che il libero mercato ha creato più o meno i risaputi danni - competizione eccessiva, salari disumani, ingiustizie, liquidazione di sindacati, cancellazione o riduzione degli statuti del lavoro, condizioni di pericolo sanitario, disoccupazione e povertà per una parte od una massa dell’umanità, uso immorale delle risorse senza proporzionato contraccambio, zone franche per imprese a scapito della difesa dei lavoratori e della collettività, se non guerre di conquista – la definizione di democrazia non si riferisce più alle costituzioni civili ed agli statuti internazionali che garantiscono la civiltà e l’eticità delle relazioni tra l’individuo o la società, - finanche lo Stato e la Nazione – e gli enti del libero mercato, bensì alla capacità delle organizzazioni non governamentali (NGO – e.g. religious, community service organizations, charities, Transparency International, Amnesty International, Habit for Humanity, the Wilderness Conservancy, Planned Parenthood ) i quali però non avrebbero più nessun potere coercitivo e legislativo, mentre i governi che lo lo hanno ancora (se nel frattempo non sono stati sostituiti dale imprese) ne dovrebbero – secondo il K Code – essere privati. E’ ciò che succede in varie nazioni occidentali ed anglosassoni dove un organo detto “Ombudsman” ha potere coercitivo finché non si tratta di imprese private e multinazionali. La cooperazione che in circostanze di conflitto o “Work Claim” si crea spesso persino tra vari NGOs, avvocati, medici, psichiatri, assicurazioni, investigatori e persino gli stessi sindacati – che dovrebbero sostenere il cittadino ed il lavoratore – e forze di libero mercato e governi in conflitto d’interesse è molto spesso semplicemente uno scandalo che vede il cittadino, il lavoratore e la società perdenti. I casi irrisolti o risulti con la truffa e l’illegalità a vantaggio di accordi nascosti tra la controparte sono centinaia di migliaia se non milioni in Occidente in contrasto con la Dichiarazione dei Diritti Dell’Uomo e normalmente con le stesse costituzioni nazionali dove i governi sono diventati o fantocci o impotenti e dove la magistratura è prossima alla liquidazione o alla perdita del suo potere indipendente. Il resto che rimane delle NGOs è raramente capace di produrre qualche risultato che il libero mercato non gradisca, spesso per la sua convenienza e propaganda, oppure si finisce per accollarsene il costo, talvolta distribuendo assistenza con soldi della comunità nella veste di Social Sicurity. Il libero mercato nel frattempo ha vinto e fatto i propri interessi. Ecco in realtà quel che propone il K Code: un’etica arbitraria ed autarchica che non deve dare conto a nessuno e che decide per se quale CSR adottare senza rimetterci. E’ la democrazia senza democrazia per molti, e l’etica senza fondamenti morali. Nonostante tutto il libero mercato si propone di diventare “Utility System” per tutti I popoli e tutte le civiltà di cui in teoria se ne rispetta la dignità e l’indipendenza: è il multiculturalismo che si reduce a tecnologia, usi e costumi, pizza, spaghetti e cappuccino, ma che ha ben poco a che spartire con le produzioni intellettuali ed il patrimonio spirituale che aspira al Diritto ed alla Giustizia per tutti. Quando poi la pretesa è quella di esportare tale “Free Market Democracy” con la guerra mirata “to regime change”, allora l’ipocrisia è palese, perché non si può eticamente sostituire un regime spesso causa di altri regimi. Ciononostante questa non è una condanna sistematica ed indiscriminata degli USA la cui funzione di contrappeso deve essere tenuta comunque in conto, purché essa sia veramente tale. Come il K Code risolve la seguente domanda potete vederlo da voi stessi: “But what of the obvious disparities between individuals within societies and between societies?” In sostanza l’etica del libero mercato che il K Code ci presenta causa “global insecurity”, terrorismo, povertà di grandi masse escluse dal consumo e dalla produzione, ingiustizie e degenerazioni della cultura e dei governi a beneficio temporaneo delle imprese e delle multinazionali. Temporaneo finché la pentola non esplode come infatti presto esploderà.

A questo punto del Forum della World Bank tutti sembravano felici e contenti, quando qualcuno decise di tentare una risposta che un italiano quasi in chiusurà scrisse, ma che per forza di cosa non poteva che essere per il momento succinta cercando di sintetizzare le definizione e làuniversalità dell’etica senza però inoltrarsi in questioni teologiche. Tale risposta che chiameremo M Code trovò una conferma proprio laddove le conseguenze della K Code democracy è più sofferta. E’ da notare che nel commentare la risposta, Mr Johnson nel presunto tentative di apportare delle correzioni finì per apportare leggere modifiche all’originale – cosa che può essere notata mettendo a confronto le due fonti: M Code http://www2.worldbank.org/hm/hmethics/0325.html La risposta del K Code http://www2.worldbank.org/hm/hmethics/0327.html.

Dall’inizio del Forum intanto l’11 Settembre sembrava aver detto la sua. Dopo la risposta di K Code resterà ancora da rispondere alle prima menzionate domande ed in particolare scoprire quale sia la scuola di pensiero filosofica della World Bank e K Code.

From: ethics@lists.worldbank.org Date: Saturday, 13 October 2001 02:22:09 AM To: Global Business Ethics Standards E-Discussion Subject: [ethics] Re: Free Markets, Democracy, Independent Sector as Societal Outcomes

In reply to my message, Michael Mastrantuono wrote: Ethics as a discipline cannot be built independently, nor can it be a conventional collection of shared values and rules. Ethics is not morals. Ethics relates to the foundation of Natural Law and as such has the authority to regulate everybody and everything, free market included. Failing to do so, we create monsters and disruption of logic and harmony of human production and resources, until every fragment of independence from Ethics (injustice) will find mechanically and metaphysically its own particular and global retribution.

Reply to Michael Mastrantuono and the list at large In my view, the most intriguing finding from the entire eight weeks of this e conference has been a clear split between those who believe that human beings are (more or less) capable of independent judgment to create the lives they truly want to live and those who make frequent appeals to some outside force or forces that have the (more or less) right answers: answers that the “common” people (or people as a whole) are incapable of arriving at on their own behalf.

These “forces” have taken many forms of dictating what individual decisions should be in specific instances: governments, international protocols, institutional standards that do not involve all interested parties, praying five times a day and abstaining fromalcohol and dancehalls, and, in today's messages, institutional imposition in a mixed economy and natural law. In all of these instances, their proponents are calling for some degree of faith in the validity and appropriateness of these standards. I think this is the essential difference between ethics, on the one hand, and morals or law or moral (natural) law on the other. Ethics is using one's essential human capacities to achieve a good live in community with others. The rub here is that in diverse, complex societies, it takes finely tuned and well exercised human capacities to find our ways. That, in my view, is the value of this World Bank-sponsored e-conference. That it is a forum for coming together as a temporary community of inquiry. I grant you that the state of the world suggests that a truly free world based upon shared purposes and values is not just around the corner. But I think it is precisely the appeals to having someone else solve our problems that leads to or aggravates the global situation. Dealing with artificial borders and boundaries imposed by outside forces are at the root of many of the world's difficulties today. I agree with Michael that ethics is first and foremost a discipline. I also agree the ethics is not morality. In my view, ethics, especially organizational ethics, is the discipline by which people achieve their human potential through informed independent judgment and in community with those sharing common purposes and values. People reach these informed independent judgments by employing their well developed essential capacities to think critically and creatively, communicate both ideas and feelings, and cooperate in inquiry and action. And in fact, natural law has most recently been considered to be reason-based: “natural law is what reason discovers, and natural law was discovered by reason.” Encyclopedia of Philosophy, vols 5-6, p. 452. (For the list member who wanted more philosophy.) And if I gave the impression that the sets of social rules derived to make free markets, democracy or an effective independent sector effective are arbitrary–simply whatever a given society wants them to be–then I did not effectively make my case. I am reluctant to suggest that human cooperation, trust within a culture in general, and loyalty to individuals and institutions where experience suggests they are appropriate are based on natural law, but they are essentials for societies to function. For communities to prosper individuals may operate through fraud and coercion within the seams of otherwise prospering communities, but as the great Austrian economist Ludwig von Mises wrote, they are careful to make sure that fraud and coercion do not become the rule for the society.

For these “forces” to legitimately substitute themselves for the informed judgment of individuals in association with their families and communities requires two informed judgments from the start: first, on what basis do we believe that the proposed force is a voice that promulgates effective standards in general and, two, on what basis do we believe that the “force” knows our particular circumstances at any given point in time and place so that the standards they promulgate are effective under those circumstances? I do not accept that any of the forces proposed are particularly effective at ordering national economics let alone global economics in general, and I reject outright the notion that they are effective in ordering appropriate decisions in specific situations. I have faith in people. People who, with the help of facilitating institutions, can make decisions about how to order their own lives in association with others. To be free to do this, there is a vital role for government. Governments must safeguard their societies against coercion and fraud, by whomever imposed. For people to be informed enough to make effective decisions, competing enterprises in a free market and the facilitating role of the independent sector seek out gaps in individuals' knowledge or understanding and helps fill them. Finally, for the people who are looking for metrics. How does one assess whether the mass of human are achieving their human potential? Are living lives they truly desire to live? Are satisfied with their communities? Have happy family lives? And if we are not measuring those, what are we measuring? More likely than not we are measuring surrogates, pale reflections of the richness of what life is all about.

As I hope I made clear in my message, I am pleased to see that there is support for “transitioning to developing economies to free markets and democracy.” Free markets and democracy require certain values abounding in the society for them to work. They cannot be imposed; they are not a panacea. Warmest regards…….ken Ethics & Policy Insights Helping to Shape a Better World One Organization at a Time….. Kenneth W. Johnson PO Box 28277 * Washington, DC 20038-8277 TEL 202-479-4892 http://www.EthicalEdge.com/news.html

Kirill commenta che tra tanti modelli etici serve un modello super partes. Il suggerimento s'intuisce debba riguardare l'etica di mercato. La mia risposta è che l'Etica unificante e globale non può certamente essere quella del potere economico, essendo comprensibilmente la più soggetta al conflitto d'interesse. L'Etica comune non farà gran fatica a rendersi conto che la nozione di Giustizia è universalmente presente in ogni cultura e religione. L'alibi dell'iperliberismo economico fa acqua da tutte le parti: pretesti per governare illegittimamente il pianeta! http://www2.worldbank.org/hm/hmethics/0326.html

Per il momento la partita con la World Bank ed il K Code era sospesa e la e-conference si chiudeva, ma il sospetto che il “Libero Mercato” si stava organizzando per autodefinirsi autorità e fonte dell’Etica e del Diritto era forte. Ormai cominciavano a definirsi le alleanze culturali e gli schieramenti, quasi che l’intera realtà politico-sociale poteva essere interpretata secondo la polarizzazione di due codici alternative l’uno all’altro. La partita venne ripresa con l’invito a partecipare a successive e-conferences, di cui l’ultima è quella che risponde meglio ai precedenti interrogativi. Nelle presentazioni l’M Code scrisse qualcosa che mirava a sollecitare una reazione - anche indiretta - in K Code – cosa che infatti avvenne. Tale reazione non lasciava più ombra di dubbi: la fonte culturale che ispirava la World Bank nell’affermazione dell’Autogovernance del libero mercato era il Naturalismo, il Positivismo ed i suoi derivati evoluzionistici, all’origine di un darwinismo sociale che infatti - come vedremo - qualcuno intravide e denunciò nel forum. Vediamo intanto parti dei due codici e notiamo in K il sottile linguaggio naturalistico ed evoluzionistico. La messa in risalto di alcune parole o frasi è mia. Una riflessione possiamo già farla: se il libero mercato deve essere lasciato al suo naturale corso senza interferenze legislative e costituzionali di governi nazionali e globali, allora le ispezioni contro la corruzione (http://www.globalcorruptionreport.org) sono non soltanto ingiustificate ma perfino controproduttive, in quanto è lo stesso libero mercato a doversene occupare, in linea con www.Capitalismmagazine.com/2002/mar...regulation.htm.

http://vx.worldbank.org/cgi-bin/lyr...mp;id=206354223 Date: Thu, 19 Sep 2002 01:16:07 +0200 Author: M Code (Michael Mastrantuono) Subject: BE Nature and Forum

… I suggest CSR is the “Body” and BE the “Soul”. CSR is in my opinion the collection of items or issues “to deal with” as suggested by the principles provided by BE. Therefore BE focus on both company and employee, while CSR relates especially to stakeholders and managers, but often also to Government in the measure they are in the “Business”. While the formulation of CSR might be the feedback of the stakeholders and managers, BE is not controlled by them because it relates to the wider and academic involvement of General Ethics and not just Economic or Financial. The reason for this is that Ethics reflects the state of Science (Humanities included) and especially Philosophy. Because the Financial and Economic Sector is potentially in conflict of interest (but also for other reasons) BE is not particularly of its competence, though it might give a contribution and provide suggestions. If it was different CSR wouldn't probably contain (e.g.) any rule or clause about unfair dismissal, unions or criteria for increase of salary, work claim or work leave. To cut it short, the problem is that according the Philosophical orientation or Anthropologic perception, Ethics might be altered in its substance: e.g. Naturalism may lead to Ethical conclusions not compatible with Christian or Catholic Ethics.

This point of view may be “classic” or Aristotelian but it may help in reducing frictions, suffering and terrorism. If instead Economics wants to replace the Academic Community and become the Forum of Ethics, it should also get ready to deal with the consequences of its already advanced and well known inclination to independence.

http://vx.worldbank.org/cgi-bin/lyr...mp;id=206355005 Date: Fri, 20 Sep 2002 09-04-54 -0700 (PDT) Author: “Kenneth W. Johnson” kenneth@ethics-policy.net

Subject: RE: Corporate governance and the autonomy of the corporation

Dear Steve,

I appreciated your response to Megan's question. I also think your analysis of the wholly artificial distinction between CSR and business ethics is “right (spot) on.” In my ethics and policy work, I have agonized over two issues: how to treat the environment and where beauty fits in. Regarding your question on environmental ethics, I think I have an answer based on the notion of our being evolving members of an evolving world. It is a long argument to develop in such a forum. But, the essence is captured in arguing that we need to honor how we got here. That is, we are conscious beings who are able to make choices where we have the freedom to do so. How did we develop this ability? Through an evolving world. If some species a few hundred thousand years ago had had the ability to wipe out homo habilis, there would never have been homo sapiens. We, and our capacities, would not have evolved.

We now know that we are able to consciously evolve. We also know that we are able to influence the course of evolution for our species and species to come. If we see this as an awesome responsibility, the first principle for decision making and action would be, I suggest, “honor the process that got you here.” That is, respect that it is an evolving world and do not unduly interfere with the evolutionary process itself. Certainly, risking the existence of a few species for yet another golf course by draining a swamp would not be respecting the process that got us here.

Unless we believe we are the end of evolution, it would be illogical (unethical) to not respect the process that gave us the capacity to consciously influence evolution. That being the case, any number of environmental principles begin to flow for decision making and action. Nuff said on a Friday afternoon.

Senza dover cercare ed esaminare tutti gli altri posts di K&M Code, la questione è ora estramamente chiara, benché prima di tirare le somme sia necessario fare una verifica del consenso della World Bank nei confronti del Naturalismo della K Code. Nel motore di ricerca della World Bank si possono trovare altri documenti sul tema, ma il seguente mi sembra esplicito circa l’implicita legittimazione di un’etica indipendente ed autonoma che però è in contrasto con i valori e la tradizione che hanno costruito l’Europa e che si presenta come un grave periglio per i principi costituzionali e la legalità internazionale allo stato attuale. Se la World Bank ha ragione il liberismo economico più estremo ha ragione, ed allora chi crede ai valori costituzionali è il “debole” e chi vuole riformare “naturalisticamente” la Costituzione Italiana “Sovietica” è il “forte”. http://www.worldbank.org/html/fpd/technet/alberts1.htm - Consiglio la lettura dell’intero documento ma riporto solo il frammento correlato con l’argomento. The Science of Sustainable Development Bruce Alberts, President, National Academy of Sciences - “The Power and Productivity of Science” “… A look at the nature of science itself may help to answer the question: How can science contribute more effectively to international development? Today, because governments are questioning their level of support for science, scientists have to try harder than ever before to explain to the public why they do science and how it is productive. People who have studied the productivity of fundamental scientific research have concluded that it is enormously beneficial to the economy and to society. In fact, recent analyses have found that the annual social rate of return from fundamental scientific research is between 20 and 50 percent. Why is science such a powerful and productive endeavor? An analogy can be drawn from my 30 years as a cellular and molecular biologist. Unexpectedly powerful “system properties” emerge from what might be called organized complexity. The human brain is a prime example. Out of the billions of synapses between brain cells arise properties–“intelligence,” “consciousness,” and “will”-that cannot be deduced from the properties or actions of each individual brain cell. It is amazing that such a thing as our brain exists, and that it came about by natural selection during the evolution of complex human beings. In biology, the complexity just described has been organized through trial and error–mutation, natural selection, mutation, natural selection–occurring for billions of years. In society, and in science, the role of the organizer of complexity is played by human intelligence. Consider, for example, the computer and telecommunications revolution. No one could have imagined how all the pieces of knowledge about electronics, materials, and mathematics would fit together and keep on developing in ever more powerful ways. In the end, what has been produced is something that is much different than anyone expected. And this has been characteristic of science and technology throughout history. Anyone who looks back now at the predictions made 30 years ago or even 10 years ago would recognize how wrong those predictions were. We must assume that the same will someday be said of our predictions, and we must keep our minds completely open to the impressive products that will be derived from science and technology throughout an unpredictable future…”

Naturalmente le indicazione di Bruce Alberts - President della National Academy of Sciences – hanno la loro indiscussa importanza e fondatezza circa il ruolo della scienza ed il suo contributo cruciale allo sviluppo. La prospettiva naturalistica ed evoluzionistica che permea la sua visione, quale “world’s premier development organization” per la World Bank fin dal 1945, conduce come abbiamo già notato ad un’autonomia etica del libero mercato, ossia dei potentati economici e delle grandi imprese private e, per effetto a catane, ad una ingerenza così grave nelle competenze dei governi, delle magistrature, delle costituzioni e dell’istituzioni mondiali, che il ruolo della scienza gestita dal potere economico nello sviluppo parte come fazioso e pericoloso in partenza. Diventa così chiaro che stesse correnti filosofiche cha hanno caratterizzato storicamente la Sinistra, sono diventate lo strumento culturale per l’avvento di un regime planetario economico-finanziario. Nella fase formativa il liberismo economico sembrava lo strumento di garanzia della libertà e della democrazia. All’indomani della presidenza Carter la “Bible Belt” e Ronald Reagan si erano alleati e la Reaganomics diventava parte essenziale della strategia fondamentalista evangelica. I tentativi – persino nello stesso ambito fondamentalista e conservatore – di convincere gli evangelici americani che tale sposalizio era un errore non servì a nulla. In realtà l’esperienza Carter aveva traumatizzato gli evangelici e le buone intenzioni dell’America si erano radicalizzate nell’assunto che Capitalismo e Fondamentalismo Cristiano dovevano allearsi e camminare mano nella mano. L’influenza reciproca è stata prevalentemente negativa, tanto che le due entità tendono oggi a confondersi a vantaggio però dei potentati economici che in realtà traggono la propria ispirazione non dal Vangelo, bensì dal Naturalismo e dall’Evoluzionismo. La Chiesa è stata inquinata dalle implicazioni del concetto di “selezione naturale” a tal punto che il “prosperity gospel” è giunto a tali estremi che non si vede più alcuna differenza tra i comportamenti iperlibertistici del “libero mercato” e l’ideologia di sopravvivenza di una parte almeno della Cristianità. Sicché il “debole” che non passa gli esami della competizione economica, che non ha successo nel lavoro, che diventa povero a prescindere dai motivi, che non ha successo nella selezione naturale della specie, è anche colui che non è fedele per essere benedetto: e di questo passo fino alla criminalizzazione ed al biasimo dei poveri e dei deboli destinati a far da tappeto per la carriera ed il mercato del più forte. Questo è il Vangelo di Mammona che anticamente trovava i suoi migliori alleati nella Chiesa dell’Apocalisse tra i Nicolaiti e la dottrina di Balaam. Naturalmente la logica della selezione della specie deve essere seguita fino in fondo, e la guerra quale frutto finale e prelibato di tale locica ed approccio alla scienza ritrova la Chiesa coinvolta e corresponsabile in un disegno di conquista planetario. Dire che la Chiesa o buona parte dei cristiani rischiano il coinvolgimento nel Piccolo Corno non è più sorprendente, ma dire che gli stessi cristiani alleati dell’iperliberismo oggi saranno dati in pasto quali capri espiatori e condizione per la resa delle nazioni al potere della Bestia di certo non è atteso. Forse lo stesso Piccolo Corno è/sarà un cristiano naturalista/evoluzionista paladino dell’etica indipendente del libero mercato. In teoria le ipotesi sono aperte, perché egli potrebbe essere di una diversa scuola di pensiero e di derivazione etica ONU, ma non credo. Prima di addentrarci nella riflessione teologica di questo nuovo fenomeno di alleanze tra libero mercato, cristianità e filosofia del naturalismo evoluzionista, vorrei riportare per esteso una umile voce che è passata forse del tutto inosservata nel forum in questione. http://www2.worldbank.org/hm/hmethics/0083.html (documento elaborato con software privo di dizionario italiano ed in revisione) Posted by nuvolarossa on 29-04-2003 04:39:

a david777 sulle pagine del Forum dei Repubblicani Italiani Posted by david777 on 19-05-2003 02:18: Conseguenza n.1 Certo Dio ha voluto l'uomo libero, ma la libertà individuale non è concepita per ridurre quella altrui e la stessa sovranità di Dio, il quale conservando sempre e comunque la proprietà del mondo, ne permette un limitato e temporaneo uso privato purchè la Sua Grazia e la Sua Provvidenza per tutti non venga offesa. La destinazione sociale dei beni divini non pregiudica il diritto privato, purché tra le due cose ci sia la moderazione e la consapevolezza di coabitazione in un appartamento di cui Dio conserva le chiavi. Questo non è sovietismo ma il principio della sapienza della civiltà sociale e cristiana. “Libertà, democrazia, Occidente” secondo il 18 Aprile del 1948 e la Costituzione Italiana non sono la licenza per un liberismo indiscriminato che sfocia per l'ennesima volta nell'autarchia. La nuova costituzione europea dovrebbe conservare di quella italiana - e della Dichiarazione dei Diritti Umani - specialmente ciò di cui gli iperlibertari del Libero Mercato al Governo vorrebbero liberarsi.

http://www.repubblica.it/online/pol...berlusconi.html Posted by david777 on 19-05-2003 11:42: Libertà Repubblicana Apostolica http://www.unita.it/index.asp?topic...;topic_id=25880 Libertà dalla paura della dittatura, libertà del diritto all'educazione, libertà di partecipazione alla proprietà d'impresa, libertà dall'oppressione fiscale e dall'oppressione dagli evasori fiscali, libertà del lavoro e della sua appropriata remunerazione. Se questa è la libertà del Premier il suo cenacolo apostolico è benvenuto. Posted by pergola2000@yahoo.it on 20-05-2003 23:10: Caro seventy seven Data l'ora ti rispondo in fretta e superficialmente, ma in prima battuta di tutto il panegirico che ci hai propinato ho notato una cosa, la “lettera all'America” che avrebbe scritto Bin Laden prima dell' 11 settembre, dove dici che l'America non ha ascoltato i consigli di quella lettera. Mi sembra una cosa grave quel riferirsi alla lettera di un nemico che già aveva seminato mille lutti, e sembra che tu hai dimenticato. Poi sembra che rifuggi dal sovietismo, facendo capire che il pensiero religioso è interpretato da altri come un sovietismo, qui sembra che hai sbagliato bersaglio. Perciò non capisco se sei un cattolico che si avvicina a certe posizioni di una sinistra sperduta o un perduto sinistro che cerca una identità nell'alveo cattolico romano. Da quello che si vede il tuo problema è il premier, quindi ti dovresti rivolgere a lui o ai suoi accoliti. Ciao e buon Pranzo. Posted by david777 on 21-05-2003 00:42: Re: Caro seventy seven quote: Originally posted by pergola2000@yahoo.it Data l'ora ti rispondo in fretta e superficialmente, ma in prima battuta di tutto il panegirico che ci hai propinato ho notato una cosa, la “lettera all'America” che avrebbe scritto Bin Laden prima dell' 11 settembre, dove dici che l'America non ha ascoltato i consigli di quella lettera. Mi sembra una cosa grave quel riferirsi alla lettera di un nemico che già aveva seminato mille lutti, e sembra che tu hai dimenticato. Poi sembra che rifuggi dal sovietismo, facendo capire che il pensiero religioso è interpretato da altri come un sovietismo, qui sembra che hai sbagliato bersaglio. Perciò non capisco se sei un cattolico che si avvicina a certe posizioni di una sinistra sperduta o un perduto sinistro che cerca una identità nell'alveo cattolico romano. Da quello che si vede il tuo problema è il premier, quindi ti dovresti rivolgere a lui o ai suoi accoliti. Ciao e buon Pranzo.

Credo che il testo a cui ti riferisci sia il seguente:

“Sono convinto che gli USA avrebbero dei nemici anche nel caso in cui si promulgasse una revisione etica della politica e dell’economia: l’esperienza Carter lo dimostra. Il numero dei nemici sarebbe però ridotto al minimo e le ragioni non potrebbero fare appello alla giustizia sociale, come infatti Osama Bin Laden ha fatto nella sua “Lettera all’America”. Gli USA hanno mancato alla vigilia dell’11 Settembre due occasioni d’oro per annunciare la volontà di rivedere i principi su cui si basa l’economia mondiale e promuovere la solidarietà e la compassione: la Conferenza di Durban ed il summit dei G8 a Genova.”

La cosiddetta “lettera di Bin Laden all'America” è di una data successiva all'11 Settembre*, il cui testo riporta una lista di “lamentazioni”, alcune delle quali riguardano il sistema economico americano. E' quì che la mia “identità sperduta” si chiede se non ci siano da fare dei ritocchi del sistema economico americano/occidentale - certamente… ritocchi in linea con le encicliche cattoliche ed i principi ONU. Quel che l'America ha mancato (prima dell'11/9) sono “due occasioni d'oro per annunciare la volontà di rivedere i principi su cui si basa l'economia mondiale e promuovere la solidarietà e la compassione: la Conferenza di Durban ed il Summit dei G8 di Genova.” Non ho mai veramente lasciato l'alveo cattolico romano, anche dopo aver deciso che l'evangelicalismo americano ha le idee chiare sulle dottrine cristiane fondamentali, diventando così un cattolico riformato. Come si può sconfessare l'insegnamento etico-sociale della Chiesa Cattolica e la sua profonda umanità e compassione? Guarda caso però la medesima compassione mi spinge a riconoscere che le aspirazioni fondamentali e la cultura sociale della sinistra moderata sono in perfetta sintonia con le medesime encicliche. Altro passo: il sistema repubblicano mi sembra il contesto ideale entro il quale attuare tale civiltà sociale in sintonia con la Costituzione Italiana e le leggi internazionali. E' vero ho delle riserve nei confronti del Premier! Infatti non è un buon segno accusare la Costituzione Repubblicana di sovietismo. Mi mette in dubbio la sua posizione e strategia contro la Magistratura. Non mi convince che il conflitto d'interesse e l'antitrust non siano mai stati veramenti risolti. M'insospettisce che negli USA il Premier non avrebbe neppure potuto candidarsi. E non mi convince la sua definizione della libertà “erasmiana” ad uso e consumo dell'impresa privata senza riguardi per la destinazione sociale della Creazione di DIO (= nessun posto per imperatori/imprenditori globali). In effetti sono in fase sperimentale: in particolare mi stò chiedendo se la tradizione sociale dei La Malfa sia ancora viva o se sia necessario ancorarsi esclusivamente all'alveo cattolico ed alla sinistra più illuminata e democratica. Ammettiamo pure che il “Premier” sia il problema… Il problema non si risolve da soli… Una lettera prima dell'11/9 in effetti l'ho scritta io stesso a Mr Bush, ma naturalmente anche per la Casa Bianca un fesso qualunque non conta.

Grazie per aver letto il mio panegirico ed aver risposto - mi rendo conto di quanto “il mattone” possa annoiare e dunque ancor più apprezzo.

Saluti

Gent.mo Nuvolarossa grazie per l'editing e per l'ospitalità. Cari Saluti

*In generale: http://www.observer.co.uk/worldview...1,00.htmltembre - Il testo della “Lettera all'America”: http://www.observer.co.uk/worldview...,845725,00.html

popolo_e_repubblica_in_pericolo.txt · Ultima modifica: 2015/03/10 10:37 (modifica esterna)
Public Domain
Driven by DokuWiki Recent changes RSS feed Valid CSS Valid XHTML 1.0